Il profeta di buon augurio fu trattenuto a colazione, poi mandato qua e là nelle redazioni dei giornali amici per aver notizie. In vero delle notizie dei giornali non c'era bisogno, perchè presto cominciarono ad arrivare telegrammi diretti dalle varie parti del collegio, prima sulla formazione dei seggi, più tardi sul concorso degli elettori, finalmente sui risultati, sezione per sezione. Alle cinque l'esito non era più dubbio, e Diana desiderò avvisarne sua madre con un dispaccio che l'officioso Bardelli s'incaricò di portar egli stesso al telegrafo.

—Dopo torni qui e resti a desinare con noi—dissero, all'unisono, i Varedo.

La sera vi fu una processione di gente che veniva a congratularsi. Erano in maggioranza giornalisti, studenti, professori. Uno di questi, il dottor Sali della facoltà di lettere, portò anche la moglie, la signora Erminia, ex bella donna, di cui si diceva all'Università ch'era alla sua terza maniera perchè prima di sposarsi con Sali era rimasta vedova due volte, di due professori, l'uno della facoltà di scienze, l'altro della facoltà giuridica. Non le restava ormai da assaggiare che la Scuola d'applicazione.

Ma la visita che fece più colpo fu quella del Rettore professor Andriani, che aveva appartenuto alla Camera subalpina e che adesso apparteneva al Senato, brav'uomo, eloquente ai suoi tempi, facondo sempre; solo che, per una disgraziata conformazione dei denti, veri o posticci, non poteva da alcuni anni dir quattro parole senza mettere un fischio.

Sebbene côlta alla sprovvista, Diana non tardò a ricomporsi e ad adempiere convenientemente ai suoi uffici di padrona di casa. Fece accendere il gaz in tutte le stanze a eccezione della camera da letto ove dormiva Bebè (figuriamoci! quella doveva esser chiusa ai profani) accettò con garbo i rallegramenti, distribuì rinfreschi a' suoi ospiti. Certe bottiglie di vecchio Barolo che dormivano polverose in cantina furono stappate per l'occasione, e contribuirono a crescere il buon umore. Si propinò alla salute del neo eletto, gli si augurò un sottosegretariato fra sei mesi, un portafoglio fra un paio d'anni.

Egli, modesto, si schermiva.—Adulatori!… Ho proprio la stoffa del Ministro, io! E se credete ch'io sia uomo da ambire il titolo d'Eccellenza!… Lo dico a cuore aperto, non so nemmeno quanto tempo resterò deputato…

—Eh via…

—Ma sì… Quando vedessi chiaro che non si cava un ragno dal buco, darei le mie dimissioni.

Frattanto il Rettore Andriani, slanciando a destra e a sinistra i soliti fischi come di locomotiva in partenza, s'era impegnato in un discorso lungo sul periodo classico delle nostre lotte parlamentari, e citava alcune sedute memorabili del 1860 e 61, e raccontava una serie d'aneddoti del Conte di Cavour e di Urbano Rattazzi.

Ma Diana sgattaiolava di tratto in tratto in silenzio, andava in camera da letto a dar un'occhiata alla bimba, si fermava in estasi a contemplarla.