In quella giunse un dispaccio. Era della signora Valeria e portava le felicitazioni di lei e degli amici che raccolti in casa Inverigo bevevano lo sciampagna alla salute del nuovo onorevole e della sua compagna.

—Povera mamma!—sospirò Diana.—Il suo cuore è sempre con noi.

Rilesse il dispaccio in silenzio. Nessuna menzione dello zio Gustavo. Egli non era fra quelli che si rallegravano della vittoria di Alberto. Com'era tenace nei suoi rancori!

—Piovono le congratulazioni—notò Alberto a sua moglie (erano rimasti loro due soli e Bardelli).—Non ci sei che tu che non m'hai ancora detto nulla.

Già disposta alla commozione dal telegramma della madre, Diana, a questo mite rimprovero in cui c'era un'intonazione affettuosa, sentì salirsi le lacrime agli occhi, e tendendo tutt'e due le mani a suo marito,—Io…—balbettò—io… ma io sono una parte di te.

I due sposi si scambiarono un bacio.

VII.

Due "maiden-speeches".

Un sabato sera (Varedo era già deputato da qualche mese) Diana riceveva da Roma questo telegramma.

Discorso esito trionfale. Congratulazioni deputati ministri.—Dettagli per lettera. Manderò giornali.