Bebè, disturbata dall'impetuoso amplesso materno, non cedette all'intimazione e tornò al suo solito umm, umm, a cui però ella dava un accento di protesta.
—Cattiva! Con me gioca a dispetti!—esclamò la Varedo guardando Bardelli con aria mortificata.—Gliela restituisco.
—Brava!… E intanto scriva il suo dispaccio.
—Ha ragione… Il dispaccio… Così annunzio ad Alberto che Bebè comincia a parlare.
—E—soggiunse Bardelli—se non le dispiace, insieme alle sue congratulazioni pel discorso mandi anche le mie.
Il discorso di Alberto! Quasi quasi Diana se n'era dimenticata; certo esso le pareva cosa di ben tenue importanza di fronte all'altro avvenimento che la empiva di giubilo.
Nondimeno si accinse a scrivere, e scrivendo leggeva:—«Deputato Alberto Varedo, Albergo di Santa Chiara. Roma.—Mille felicitazioni pel tuo trionfo, anche da Bardelli qui presente. Sappi che finalmente stasera Bebè ha detto mamma—Diana».
—Va bene?
—Benissimo.
Bardelli si alzò tenendo la bimba in collo, prese il foglio, e lo ripose in tasca.