E venne in fatti, scusandosi.—Cara mia, i giornalisti bisogna tenerseli amici… Salga anche lei, Bardelli, farà colazione con noi.

L'assistente, che aveva tuttora nelle orecchie le sfuriate di Diana contro gl'indiscreti che turbavano l'intimità domestica, accattava pretesti per schermirsi. E che aveva un impegno e che la colazione l'aveva già fatta.

—Non ci son scuse—ribattè Varedo.—Se non ha fame, non mangerà, ma in quanto agli impegni, abbia pazienza, non doveva prenderne. Doveva immaginarsi che avrei avuto cento commissioni da darle.

—Salga, via—soggiunse Diana.—Se no, restiamo qui fino alla consumazione dei secoli.

Bardelli ubbidì. Durante il tragitto, Bebè, seccata forse da tanti ritardi, fu d'una perversità eccezionale. Non solo si rifiutò di dir mamma e papà, ma pianse e strillò disperatamente senza lasciarsi nè intimorire nè commuovere dalle esortazioni materne.—La bell'accoglienza che fai al tuo babbo!… Cattiva!… Non ti vergogni?… Non hai un bricciolo di amor proprio?

Alberto si burlava di sua moglie.—Oh l'amor proprio a quell'età!… Basterebbe che non rompesse i timpani.

—È sempre un angelo—diceva Diana mortificatissima.—Ha il giudizio d'una bambina grande… E oggi dev'esser così… Ho proprio paura che non stia bene.

Varedo si stringeva nelle spalle, e sforzando la voce per soverchiar gli urli della figliuola chiedeva conto d'un'infinità di cose a Bardelli. Quante lezioni aveva fatte per lui all'Università? A che punto del corso era arrivato? Era stato in tipografia a sollecitar quelle bozze? Aveva letto il suo ultimo articolo comparso nella Rivista giuridica? E quella memoria inserita nell' Archivio storico?…

Ah, non poteva rimproverarsi d'esser stato in ozio a Roma, nonostante la politica… Intanto il primo volume dell'opera sul Dovere l'aveva finito lì, tra una seduta della Camera e l'altra, e adesso sperava di dar mano al secondo…

Diana divorava le lacrime. Si sentiva messa in disparte, lei e la bimba; l'impresa di riconquistar suo marito, di ricuperare il posto ch'ell'aveva una volta presso di lui, quell'impresa che pur dianzi l'era parsa di così agevol riuscita la sgomentava ad un tratto come cosa irta di difficoltà insuperabili. Sempre più, sempre più le loro vie divergevano e ogni tentativo di ravvicinarle era vano. Ecco, egli nemmeno s'occupava di Bebè; un bacio, una carezza tanto per iscarico di coscienza, e poi tutto era finito. È vero che oggi Bebè era pestifera, ma egli doveva occuparsene per sgridarla, non far finta ch'ella non ci fosse e parlar con Bardelli della sua Università e delle sue Riviste. Ebbene; s'egli non si curava di Bebè, se non domandava a lei, alla madre, i particolari delle sue prodezze, o perchè doveva ella sdilinquirsi pel discorso ch'egli aveva tenuto alla Camera? Glielo nominò, glielo lodò il suo discorso, gli fece le sue congratulazioni (come avrebbe potuto esimersene?) ma quand'egli, preso l'abbrivo, si diffuse con singolar compiacenza a descrivere il proprio trionfo ella s'avvide che quel trionfo non destava che un'eco debolissima nel suo cuore. E quanto più egli s'accalorava tanto più ella si restringeva in sè stessa e diventava, suo malgrado, fredda, pessimista ne' suoi giudizi. Certo egli era un uomo d'ingegno, ma era anche un uomo di cuore? E quel dovere che gli tornava spesso sulle labbra non era forse una lustra per mascherare le sue ambizioni?