—È toscano… Ha la lingua, ha l'accento, beato lui!

—È giovine?

—Avrà quarantadue o quarantatre anni. E non è di quelli che abbiano fretta. È dei pochi che non parlano quando non abbiano qualcosa da dire.

—Ha famiglia?

—È vedovo… ha due figliuole in collegio… e un nipote, certo Quinzani, figlio d'una sorella, un bravo giovine, dottore in legge, che vuol percorrere la carriera dell'insegnamento. Ha già qualche pubblicazione pregevole… Anzi, Bardelli, appena sarò a Roma farò ch'egli le spedisca una copia di una sua memoria di diritto internazionale… È molto ben fatta…

—Grazie.

—Con San Giustino—seguitò Varedo ch'era in vena di confidenze—ci siamo legati d'amicizia in questi ultimi mesi… Egli dice sempre che se andasse al potere si affretterebbe a offrirmi un segretariato.

—Capo di gabinetto forse?—chiese Bardelli.

—No, no, che diamine?… Sottosegretario di stato… ch'è il modo di mettersi in vista per esser ministro a una prossima occasione… Te ne stai lì incantata, Diana? Non ti sorride l'idea di esser sottosegretaria di Stato fra un anno, e ministressa forse tra due? Dov'è il bel fervore d'un tempo?… Ti ricordi delle serate al Caffè Roma, di quando mi sostenevi valorosamente nella lotta contro i colleghi arrabbiati i quali non ammettevano che un galantuomo, che uno scienziato potesse aspirare alla vita politica?… Hai mutato parere?

Prima che sua moglie rispondesse, Alberto soggiunse celiando:—Sarebbe un chassez-croisez, perchè han mutato parere anche loro, i colleghi arrabbiati. Di due, Blevio e Sarioli, si sa benissimo che cercano un collegio per mare e per terra e che non è colpa loro se non l'hanno trovato, e gli altri non devono poi averla a morte con quei poveri uomini parlamentari, se mi tempestano di lettere (Bardelli n'è buon testimonio) per ottener favori e decorazioni.