—Ebbene—disse Diana,—ho paura proprio che tu abbia ragione, che sia un chassez-croisez.

—Davvero?—fece Varedo con una risatina forzata.—Dunque ti dispiace ch'io abbia in così poco tempo conquistato un posto onorevole alla Camera?

—Oh—ella interruppe protestando,—non dare questo significato alle mie parole… Come può dispiacermi?… Ma io penso che anche fuori della Camera la tua riputazione non poteva che crescere… Meno assorbito dalla politica, ti saresti consacrato con tanto più fervore alla scienza…

—E ti pare ch'io l'abbia abbandonata la scienza?

—Neanche per sogno; ma il tempo che si dà ad una cosa non si può dar all'altra.

—Eh, del tempo ce n'è d'avanzo… Basta volere. In quanto alla scienza, io le faccio tanto di cappello, e la coltivo secondo le mie forze… Ma la scienza deve esplicarsi nell'azione, e non è coi bei libri che si manda avanti l'umanità.

Diana tentennò la testa.—Va poi avanti?

—Vede, Bardelli, quel che sono le donne—ribattè Alberto Varedo rivolgendosi al suo assistente.—Scettiche e superstiziose… Credono, se occorre, ai miracoli della Madonna di Lourdes, e diffidano del progresso, diffidano dell'influenza che gli uomini d'ingegno e d'energia esercitano sui propri simili.

—Avrò torto—disse Diana facendosi umile.—Forse in fondo alle mie querimonie non c'è che il rammarico di veder quasi sciolta la nostra famiglia.

—Quasi sciolta?—esclamò Varedo.—Che esagerazioni! Come se anche lontano io non fossi con voi? Come se le mie assenze si prolunghino mai oltre un certo limite?… Naturalmente, se un dì o l'altro appartenessi al Governo, queste mie gite a Torino sarebbero molto difficili; ma allora ci sarebbe un rimedio, verresti tu pure a Roma con Bebè.