Donna Olimpia guardò attentamente la fotografia; poi la posò, con una smorfia, sul tavolino.

— È bella. Ma di una bellezza sensuale, volgare, sfacciata come i suoi milioni, come la genìa a cui appartiene.

— È più bella del suo ritratto, — dichiarò monsignore. — La vedrà domani.... perchè gliela accompagnerò domani, con sua madre, un po' prima delle tre.... Le giornate sono così corte in questa stagione!

— E verrà anche quel vostro commendatore.... intendo il padre della ragazza?

— No, non credo.... È tanto occupato.... Ella avrà tempo di conoscerlo....

— Per me sarei ben lieta di non conoscerlo mai, di non aver mai sentito parlare di lui.... Ah, de Luchi, è proprio il Signore che mi castiga.... Quando mi sono confessata a voi, voi mi avete assolta.... ma Egli.... Egli non assolve....

— Il Signore visita quelli che ama, — replicò l'ecclesiastico. — E spesso i dolori che dà si mutano in gioje.

— Nell'altra vita.

— Non nell'altra vita soltanto.

— Ma Egli non potrà impormi di accoglier questa intrusa come una figliuola! — proruppe donna Olimpia.