In queste bizzarre disposizioni d'animo Brulati giunse nel suo studio in piazza dell'Esquilino, ove la modella lo aspettava da un'ora e lo accolse con poca amabilità.

— Non son mica la tua serva, io, — disse la Trasteverina dalle forme opulente. — M'hai fatto venire alle due e sono le tre passate.... T'avviso che prima delle quattro voglio esser libera....

Ella gli dava del tu non perchè potesse vantare alcun diritto su lui, ma perchè quel pronome l'era più familiare e l'usava quasi con tutti.

— Non è vero che sian le tre passate, — rispose Brulati guardando l'orologio, — ma non sono in vena di lavorare neppur io, e ti metto in libertà addirittura.

— Un momento, — riprese la popolana riagganciandosi i bottoni del corpetto. — Mi pagherai la mia giornata.... Non è colpa mia....

— S'intende che ti pago, — interruppe l'artista. E le consegnò cinque lire. — Sono meno di venticinque e sono spese meglio.

La modella fece un viso maravigliato.

— Lo so che non puoi capire, — soggiunse Brulati. E battendole amichevolmente sulla spalla le chiese: — Dunque per le quattro devi esser libera?... Hai anche tu un'opera di carità?... Non capisci nemmen questo?

— Vossignoria parla in un certo modo! — biascicò la donna richiamata al senso delle distanze sociali da quel linguaggio sibillino.

— Hai ragione.... Vattene con Dio.