Ella parlava come se nulla fosse successo, come se nulla li preparasse, come se una barriera insuperabile non fosse in procinto di alzarsi fra lei e questo cugino, fra lei e tutto il passato.
E Giorgio, fattosi del color della porpora, era dinanzi a lei sbalordito, confuso, chiedendo a se stesso se non sognava, se proprio era questa la Mariannina che per diventar principessa sacrificava le sue simpatie, la sua dignità, i suoi ideali di donna.
Egli balbettò:
— La zia Clara?...
Con un gesto sfiduciato, la Mariannina rispose:
— Ho poche speranze.... Sentiremo i medici.... Sai che alle undici ci sarà un consulto.... Vieni.
— Dove?
— Da lei.... dalla zia.... per un momento.
Gli si pose a fianco, lo avvolse nella carezza del suo sguardo, sentì ch'egli sarebbe stato suo, sempre suo, checchè potesse accadere.
E la sua soddisfazione non era soltanto fatta d'orgoglio. Perchè Giorgio le piaceva, perch'ella doveva confessare che vicino a lui ella era più turbata che vicino a qualunque altro; e appunto per questo ella desiderava la sua compagnia come il bevitore agguerrito desidera il vino più generoso che lo eccita senza ubbriacarlo. Ell'era ben certa che non si sarebbe ubbriacata.