— È il destino di tutte le cose belle d'esser messe in parodia, — disse pronto Brulati.

— Non mi canzoni, — replicò la signora, ammansata dal complimento. — Io sono ormai un rudero.

— Ce ne fossero di quei ruderi!

— Ed ecco qui mia sorella, — seguitò il banchiere. — È tutta lei.... E pure non c'è che un po' di naso e due puntini per gli occhi.... e nient'altro.

La signora Clara, ch'era di umore gioviale, e non aveva mai avuto pretese, disse in tuono scherzoso:

— E giusto.... Non c'è altro realmente.

— Anche Giacomo è tal quale, — ripigliò il commendatore seguitando la sua rivista. — Un paio di lenti, un ciuffetto sul fronte, e ce n'è d'avanzo.

— Dev'essere un bel passatempo per lei, — notò il professore rivolgendosi a Brulati. — Se potessimo far lo stesso quando assistiamo alle sedute dei Lincei!

— Oltre al professorone ha fatto anche il professorino? — domandò la signora Rachele, che con questo accrescitivo e questo diminutivo intendeva designare il cognato e il nipote.

— Già; la caricatura mia e di Giorgio non l'ha fatta? — soggiunse con la sua petulanza la Mariannina, mentre, in punta di piedi, dietro le spalle del padre, vedeva svolgersi le pagine dell'album.