— Sfido io! — ribattè Brulati. — Erano in ombra perfetta.

— Doveva dirci che ci mettessimo in luce.

— Nemmen per sogno.... Stavan troppo bene così.

Quest'era anche l'opinione di Giorgio, il quale tornò nel vano della finestra, ove la Mariannina lo raggiunse subito.

Nonostante i suoi fieri proponimenti, il giovine scienziato subiva il fascino della cugina bellissima che dopo sett'anni gli appariva tanto diversa da quella d'un tempo. Come s'era aperto fulgido ed orgoglioso il fiore ch'egli aveva visto nel boccio! Tutto in lei pareva un incanto: il viso, la persona, la voce, perfino il profumo ch'ella spargeva intorno a sè. Ed egli, l'austero giovine che, immerso nei suoi studi, poco o nulla aveva concesso ai piaceri della sua età, oggi pendeva inebbriato da quella bocca ammaliatrice, da quegli occhi accesi a volte d'una sùbita fiamma, a volte velati da una dolce malinconia. E la divina fanciulla gli dava del tu ed egli dava del tu a lei, ed ella lo aiutava a rievocare il passato e lo ascoltava benevola quando egli le parlava de' suoi disegni per l'avvenire.

— Le nostre passeggiate al Foro Romano, te ne rammenti?

— Altro! E quelle al Palatino?

— Ti rammenti? Ti rammenti?

— Sicuro.... E come mi confondevi con la tua erudizione! Il poco che so di storia romana lo devo a te.

— Oh, io ero un pedante.... Noi, uomini di studio, siamo pedanti tutti.... Avevi più ragione tu che, appunto al Palatino, mentre io ti discorrevo di Augusto, di Caligola, di Tiberio, stavi incantata a sentire il cinguettio allegro dei passeri nel folto degli alberi....