— Verrò.... Dovrei forse aver paura? — ella soggiunse con un gesto sprezzante.
Il sole era scomparso, la breve giornata invernale finiva quasi senza crepuscolo.
La Mariannina si accostò a una parete, girò una chiave, e, come per incanto, cinque lampade elettriche si accesero al centro e agli angoli della sala, piovendo la loro luce fredda sulle ghirlande, mettendo in rilievo l'alta figura della giovinetta, che, nel bruno vestito succinto, in mezzo a quei fiori di morte, aveva l'aria d'una fata bellissima posta a custodir la soglia d'un cimitero.
— Mariannina! — balbettò Giorgio.
Ella si portò l'indice alla bocca.
— Zitto. Qualcuno può udirci. A stasera.
E lo lasciò solo, sgomentato all'idea dell'abboccamento ch'egli aveva pur dianzi mostrato di desiderare. Perchè lo aveva desiderato? Che avrebb'egli detto alla Mariannina? Che avrebb'ella detto a lui ch'egli già non sapesse o non immaginasse?... A ogni modo, anche volendo, non gli era più possibile di ritirarsi.
Quasi fosse d'accordo con la figliuola, lo zio Gabrio lo chiamò di lì a poco e gli disse:
— Abbi pazienza, povero Giorgio.... Speravo di liberarti dalle seccature, ma non c'è caso.... Stasera mi fai la cortesia di dare il cambio a quel disgraziato Fanoli che da jer l'altro in poi non ha avuto un momento di requie.... Resteranno ai tuoi ordini i due impiegati dell'Internazionale.... Procura che spiccino quanto più lavoro possono e allorchè li hai congedati chiudi il mezzanino e tieni la chiave.... Me la consegnerai domattina.... prima della cerimonia.... Io andrò a letto presto per aver domani la forza necessaria per seguire il trasporto.... Tutti andremo a letto presto stasera, tutti siamo affranti.... mia moglie, la Mariannina, tuo padre.... Egli poi a maggior ragione degli altri.... Non è più un giovinotto, e ha voluto far troppo.... Figùrati, ha voluto comporla nella cassa lui stesso.... Non lo sapevi?... Sì, sì, oggi alle tre.... con l'ajuto di Brulati.... Oh, io non avrei resistito.... Basta, ancora domani....
E sotto le frasi rotte, slegate di Gabrio Moncalvo s'indovinava una specie d'intolleranza dello spettacolo di tristezza e di morte che da vari giorni affliggeva la casa, una specie d'impazienza che tutto finisse, che la vita riprendesse i suoi diritti e il suo impero.