Passarono davanti la camera della Clara. L'uscio n'era semplicemente rabbattuto. Giacomo Moncalvo lo spinse ed entrò.

Il letto era disfatto, senza coperte, nè lenzuola, nè materassi, nudo come uno scheletro. Appoggiata su due solidi cavalletti, la bara, coperta d'un drappo nero, con frangie d'argento, teneva il mezzo della stanza; quattro ceri le ardevano ai lati spargendo intorno una luce gialla e fumosa or più or meno intensa, secondo che più o meno vivace e frizzante penetrava l'aria per le imposte socchiuse. L'armadio a specchio era quasi interamente mascherato da un'enorme ghirlanda di foglie verdi e di bacche nere e lucenti sul cui largo nastro si leggeva la scritta: «All'angelo della casa». Due donne d'aspetto volgare, nè vecchie nè giovani, sedevano presso a un tavolino con le gambe avviluppate in due grossi scialli di lana; avevano dinanzi a sè un vassojo e sul vassojo un fiasco e due bicchieri; l'espressione della loro fisonomia rivelava la suprema indifferenza acquistata nell'adempimento professionale d'un triste ufficio.

All'apparire dei signori le due donne si alzarono, offersero ossequiosamente le loro sedie.

Giacomo Moncalvo fece segno che non occorreva e con un dito sulle labbra impose silenzio.

Stettero qualche minuto, padre e figliuolo, con gli occhi fissi sul feretro ove giaceva quella che ben a ragione era detta l'«angelo della casa»; poi, taciti com'eran venuti, si dileguarono, senza badare alle donne che, addossate alla tavola, si profondevano in inchini, nascondendo, forse per un resto di pudore, il fiasco e i bicchieri, compagni delle loro veglie.

Giorgio ricordava intanto le ultime parole che aveva raccolte dalla bocca della moribonda: «Non pensare a lei». Monito vano. Egli non aveva mai pensato a lei così intensamente come ci pensava ora.

XIII. La Sfinge.

Nel mezzanino, e precisamente nella stanza ch'era per solito occupata dal cavaliere Fanoli, due lampadine elettriche portatili rischiaravano il banco dietro a cui i due commessi dell'Internazionale attendevano al loro lavoro. Giorgio Moncalvo sedeva a un tavolino tutto ingombro di carte, illuminato anch'esso da una lampada Edison.

Fanoli, prima di andarsene, gli aveva dato le indicazioni necessarie.

— Lì, in quel vassojo a sinistra, sono i biglietti già ricambiati.... Li ho controllati io.... Da questa parte son quelli ancora da ricambiare.... Anche a quel mucchio di telegrammi fu risposto.... Agli altri che sono sotto quel calcafogli risponderò io senza fretta.... Lì sul canterale c'è una riserva di biglietti nostri in tanti pacchi da cento.... E sul canterale sono pure trenta o quaranta avvisi mortuari la cui spedizione fu ritardata, ma che partiranno stanotte.... Spinati (era uno dei due commessi) che abita in vicinanza di San Silvestro, quando esce di qui avrà la compiacenza di portare alla posta centrale tutto quello ch'è pronto....