E Spinati mostrò una macchinetta molto semplice e pratica con la quale s'inumidivano i francobolli senza toccarli con la lingua.

— Ha ragione. È più comodo e più pratico, — disse Giorgio. — Ma imparerei anch'io.

— Credo bene. E imparerebbe presto.... Ma non ne vale la pena.

— Allora, — riprese il professore, — mi passi un pacco di quei biglietti di ringraziamento e li metterò nelle buste per riconsegnarglieli dopo affinchè tra lei e il suo compagno facciano gli indirizzi.

Spinati ubbidì con aria rassegnata.

Giorgio Moncalvo si accinse coscienziosamente all'opera, ma non potè durare a lungo. Quelle buste e quei biglietti orlati di nero, esalanti un odore acido d'inchiostro di stampa; tutti delle stesse dimensioni, tutti con l'identica scritta: «La famiglia Moncalvo ringrazia», gl'irritavano i nervi, gli producevano una sensazione dolorosa agli occhi, alla testa, alle dita. E poi l'immobilità continuata gli era intollerabile.

— Li ammiro, — egli esclamò alzandosi bruscamente.

I due giovani lo guardarono meravigliati.

— Sì, — ripetè il professore, — ammiro la loro pazienza, la loro calma.... Sono instancabili.

— Non sono occupazioni che stanchino, — osservò Spinati.