E l'altro che aveva taciuto fino allora soggiunse posando per un momento la penna:
— Sarà accaduto anche a lei qualche volta di dover rimanere inchiodato sulla seggiola per finire un lavoro che non poteva essere rimandato al domani.
Se gli era accaduto? Sì, certo, e quante volte! Quanti giorni, levatosi all'alba, la sera l'aveva sorpreso nel suo studiolo o in un laboratorio, ora assorto nei libri, ora intento a scrutar con la lente del microscopio il segreto degli esseri, a investigar nel crogiuolo e nelle storte le trasformazioni della materia! Ma tutto ciò gli pareva tanto lontano! Gli pareva adesso d'aver perduto ogni facoltà d'attenzione e d'indagine; un fitto velo s'era calato fra lui e il mondo del suo pensiero; egli si sentiva incapace di risolvere il problema più semplice e di ripetere la formula più comune. Oh superbie della scienza e dell'ingegno! In questo momento i due giovinotti che scrivevano tranquillamente indirizzi con la sicurezza di non sbagliarli erano di gran lunga superiori a lui. E forse avevano anch'essi per la testa qualche leggiadra donnina, ma la loro Dulcinea non era di quelle che fanno impazzire....
Giorgio si accostò al canterale ov'erano i pochi avvisi rimasti da spedire; ne spiegò uno macchinalmente e lesse le parole sincere e commosse dettate da suo padre:
«I fratelli Gabrio e Giacomo Moncalvo, la Cognata Rachele, i nipoti Giorgio e Mariannina partecipano con profondo dolore la morte oggi avvenuta della loro dilettissima Clara, donna esemplare per gentilezza d'animo e dirittura di mente, vissuta cinquantacinque anni pensando il bene, operando il giusto, sempre dimentica di sè per giovare agli altri».
Com'era vero! Com'era vero! E come la zia Clara era degna di esser ricordata ed amata! E pure, ella era ancora sopra la terra, ed egli quasi la dimenticava e non aveva in cuore che la Mariannina, la quale valeva tanto meno di lei!
Allorchè l'orologio segnò le 11.40 Giorgio Moncalvo disse ai due giovani:
— Il più è fatto. Possono andarsene. Mi pare che il cavaliere Fanoli avesse pregato uno di loro di portar tutto alla posta centrale.
-Oh, — rispose Spinati, — ci passiamo tutti e due dalla posta centrale. Così dividiamo il peso.
— In fatti, — convenne Giorgio Moncalvo, — uno solo sarebbe imbarazzato.