— Sei franca almeno, — dichiarò Giorgio con immensa amarezza. — E lo ami?

— Per ora no.... Niente impedisce ch'io lo ami più tardi.

— E cambi religione per cagion di questo matrimonio?

— Anche per questo.

— Anche per fede dunque?

— Ecco, pel momento, della fede ce n'è poca, ma monsignor de Luchi m'istruisce con tanta pazienza che, presto o tardi, finirà col convincermi.

— Oh Mariannina, Mariannina! — esclamò Giorgio Moncalvo alzando ambe le braccia. — Ti sposi senz'amore, ti converti senza fede, e non hai vergogna?

— Di che dovrei vergognarmi? Quante sono le ragazze che fanno matrimoni d'amore, e quante fra quelle che praticano una religione vi credono proprio sul serio?... Indovino ciò che vuoi dire.... Non credere alla religione in cui si è nati non è la stessa cosa che entrare in una religione nuova in cui si crede anche meno.... Ma chi ti assicura che non crederò domani?... A ogni modo, le cerimonie del cattolicismo mi piacciono.... E, in verità, tu dovresti essere l'ultimo a scandalizzarti.... Non mi pare che tu abbia mai mostrato una gran tenerezza per la cosidetta fede degli avi.

— E che significa questo? — replicò Giorgio. — Io non ho abbandonato una superstizione per abbracciarne un'altra. Mio padre, ch'ebbe sempre una condotta logica, m'insegnò con l'esempio che l'onestà della vita, lo spirito di sacrifizio, l'amore del prossimo non hanno bisogno di puntellarsi sui dogmi di nessuna Chiesa.

La Mariannina si strinse nelle spalle.