— È un campo aperto a tutti gl'intriganti, — ribattè la Mariannina. — Io voglio trionfare ove pochi trionfano.
— E ti attacchi a un cadavere?
— Un cadavere che non ha paura di decomposizione.... Ma pensa.... Io, d'una razza che costoro sprezzano e abbominano, io salire al grado di principessa romana! Vincere tutte le antipatie, tutti i pregiudizi....
— Non li vincerai, — interruppe violentemente Giorgio Moncalvo. — Sarai sempre la reproba.
— Oh se vincerò! — ella rispose. — Oh, se saprò impormi! Tu non mi conosci.
Così dicendo ella gli fissò in volto gli occhi superbi, i quali parevano chiudere in sè tutto ciò che la donna può promettere e minacciare.
E di nuovo egli provò innanzi a lei quello che aveva altre volte provato, un sentimento strano fatto di sentimenti contrari, d'attrazione e di ripugnanza, d'audacia e di pusillanimità, un bisogno di afferrarla e di fuggirla, di dirle che l'odiava e di caderle ai piedi adorandola.
— È vero, non ti conosco, — egli dichiarò con accento grave, guardandola con un'espressione accorata della fisonomia. — Troppo tempo siamo rimasti senza vederci.... Sett'anni fa, eri molto diversa.... Non bella come sei oggi.... più buona.
— Sett'anni fa, sett'anni fa, — ripetè la Mariannina. E v'era nella sua voce come un rimpianto del passato irrevocabile, e il lampo delle sue pupille di domatrice si velò d'un'ombra di mestizia.... Ma ella scacciò quell'ombra da sè con una mossa rapida della piccola testa. E chiese sorridente: — Meno bella ero?... Ero poco più d'una bimba.... E pure a qualcheduno piacevo.
Giorgio arrossì intensamente. E rivide la Mariannina in quel lontano passato, la rivide al suo fianco per le vie e tra i monumenti di Roma, disposta a riconoscere la superiorità di questo cugino maggiore, lieta di strappargli una parola d'approvazione e di lode. Oggi, alla distanza di sett'anni, dicendogli: «a qualcheduno piacevo», ella diceva senza dubbio la verità.... Ma s'ingannava se credeva d'avergli, allora, inspirato una passione.... Sett'anni addietro egli era uno studente serio ed austero, infatuato della sua scienza, alieno da tutto ciò che potesse distrarlo dai suoi sogni di gloria, deciso ad aprirsi una strada nel mondo, a compensare con la sua buona riuscita le cure avute da suo padre per lui. Quanto più savio allora d'adesso! Ed era appunto per questo ch'egli aveva oggi arrossito all'allusione della Mariannina, appunto perchè sentiva d'amarla adesso quand'egli avrebbe avuto il dovere di scancellarla dalla sua mente, quand'ella meritava tanto meno di essere amata.... Ma egli sentì anche, dal modo in cui ella parlava, sentì che allora era lei che lo aveva amato, sentì che forse allora s'egli avesse voluto, se avesse accondisceso alle offerte dello zio, ell'avrebbe finito coll'esser sua.... Sarebbe stato felice? No, no; gli restava abbastanza chiaroveggenza da intendere che c'era troppa diversità tra i loro caratteri, i loro gusti, le loro aspirazioni, perchè un'unione fra loro potesse esser felice.... Non importa, ella gli avrebbe dato un'ora d'ebbrezza, ed egli, il rigido scienziato, travolto da un vento di follia, chiedeva a se stesso se per avere quest'ora non convenisse sacrificar tutta la vita.