— O Mariannina, che Sfinge sei tu? Che impasto di contraddizioni?... Tu affoghi nel cinismo quello che c'è in te di buono e di alto.... Sei piena d'ingegno e t'afferri alle cose morte e imputridite.
Ella lo fermò con un gesto.
— Basta, Giorgio, sono quella che sono, e poco importa dal momento che non dobbiamo vivere insieme. Non mi negherai almeno il merito d'esser stata franca con te.... Che diritto avevi tu di chiedermi spiegazioni? Che obbligo avevo io di dartene?... Ti sembra ch'io sia una ragazza disposta a render conto dei fatti suoi?
Le labbra di Giorgio si atteggiarono a un amaro sorriso.
— Una triste preferenza mi hai accordata.... Hai voluto tu stessa cacciarmi il pugnale nel petto. E non temere di aver sbagliato il colpo. La ferita è mortale.
Che cosa passò allora nell'anima della Mariannina? Fu vana lusinga di sanare la piaga? Fu desiderio crudele di esacerbarla?
Fatto si è ch'ella allontanò violentemente la sedia alla cui spalliera era stata appoggiata durante tutto il colloquio, e con un movimento fulmineo della sua persona flessuosa si slanciò sul cugino e lo baciò sulla bocca. Ma quando egli, balzando come una fiera sotto la scottatura di quel bacio, cercò di stringerla al petto, ella si svincolò con uno strappo gagliardo, e con agilità di scoiattolo guadagnò la porticina della scala a chiocciola e gliela sbattè in faccia.
— Guai se mi segui!... Addio per sempre.
In un attimo ella fu al sommo della scala, spinse l'altra porta che metteva nell'appartamento superiore, e che scendendo ell'aveva soltanto accostata, e la chiuse dietro di sè.
Dal basso, con gli occhi fissi nel buio ov'ella era scomparsa, ove l'aria era ancora impregnata del suo profumo, Giorgio chiamò inutilmente: — Mariannina! Mariannina! — Indi, barcollando, rientrò nello studio. Una sedia, la sedia che la Mariannina aveva respinta, era rovesciata sul canapè, un pacco di buste ch'ella aveva urtato col gomito nel suo passaggio era sparpagliato sul pavimento, e quelle buste orlate di nero, quelle buste che ricordavano il lutto della famiglia e la presenza d'un cadavere nella casa, parevano gettar un'ombra lugubre sulla rapida scena svoltasi dianzi lì dentro. Poveri morti! Povera zia Clara!... Ella non era ancora sepolta, e già nella memoria del nipote c'era appena un posticino per lei....