— Ma tu non istai bene.... Non puoi venire fino a Campo Verano.... Vuoi che torniamo indietro insieme?... O vuoi entrare in una delle carrozze che ci seguono al passo?
— No, no, è meglio ch'io cammini.... Te ne prego, babbo, non insistere.... Torneremo in carrozza insieme, dopo il funerale.... Andrò a casa, mi metterò a letto.... dopo che avrò visto scender sotterra la zia, che mi voleva tanto bene.
Sì, tanto bene ell'aveva voluto al nipote, e Giorgio pure l'aveva avuta cara; ma Giacomo Moncalvo, benchè ignorasse la strana avventura di quella notte, sentiva che suo figlio non diceva il vero, ch'egli non era in quello stato unicamente per la passione di aver perduta la zia. La Clara, la buona Clara, non poteva lasciar dietro di sè che un soave ricordo; era un'altra che gli turbava la pace, un'altra, rigogliosa di salute e di vita, che gli stillava il veleno nel sangue.
Giorgio taceva, schivando l'inquieto sguardo paterno, tenendo gli occhi bassi, assorto nella sua visione di dolore e di voluttà, premendosi di quando in quando col fazzoletto la bocca su cui ardeva ancora la fiamma dell'ultimo bacio.
Il corteo, assottigliato, si avvicinava alla meta. Dopo la via di Porta San Lorenzo, seguendo la via Tiburtina fiancheggiata da officine di scalpellini, da botteghe di fiorai.... e da osterie consolatrici dei superstiti, lasciandosi a destra la chiesa di San Lorenzo, varcata la porta d'ingresso del riparto israelitico, esso procedeva per una via chiusa fra due muri, verso una cancellata aperta proprio dirimpetto alla cappella mortuaria.
Mentre il feretro era tolto dal carro, l'officiante intonava nuovamente le preci funebri.
«Lodato sia il Signore Dio nostro, Re dell'Universo, che ci ha creati nella sua giustizia, che ci ha nutriti e conservati per atto di giustizia, e che nella sua giustizia ci ha fatti morire. Egli conosce il numero di tutti coloro che dormono in questa polvere, e ci farà tutti risorgere un giorno per atto di sua giustizia. Sii tu benedetto, o Signore, che risusciti i morti».
E continuava nella cappella mortuaria:
«Dell'Onnipossente sono perfette le opere; egli è giusto in tutte le sue vie. Gli atti suoi sono tutti amore e verità, nè in essi puossi suppor difetto. Chi oserebbe chiedergli: Che fai?
«Egli governa l'Universo; a volontà sua fa vivere, fa morire, fa scendere il corpo nella tomba, ma presso di sè richiama l'anima immortale».