— Provi sul tardi. Erano a letto, con poca disposizione ad alzarsi per oggi.... specie la Mariannina.... Provi a ogni modo.
Il commendatore si rivolse al direttore della Banca Internazionale:
— Venga con me, lei.... Dobbiamo discorrere.... Così va bene.... E ora, avanti!
Cacciando la testa fuori dello sportello ordinò al cocchiere di far trottare i cavalli.
Non pareva più l'uomo di prima, abbattuto, affranto sotto il peso del suo dolore. E pure quel dolore era stato sincero, com'era sincera la sua affezione per la sorella perduta. Ma in lui le impressioni erano vive, non durevoli, ed egli aveva la felice attitudine a vedere il lato buono delle cose. Anche in questa disgrazia, in questa grande disgrazia, c'era quello che si direbbe il rovescio della medaglia.
Era noto che la Clara non avrebbe fatto buon viso ai prossimi avvenimenti domestici, ma fino allora ella aveva taciuto per prudenza. Avrebbe continuato a tacere quando fosse scoppiata la bomba? E le inevitabili discussioni non avrebbero rischiato di creare un dissidio insanabile? Era abbastanza che il dissidio vi fosse con l'altro ramo della famiglia. Almeno la Clara era morta in pace con tutti, portando seco la sicurezza di lasciare un vuoto nella casa ov'ell'era ospite gradita e preziosa da tanti anni. Scomparsa lei, il commendatore si sentiva più libero, e già affrettava col pensiero il colloquio che aveva fissato per le tre pomeridiane col notajo e con monsignor de Luchi, e che doveva preludere alla domanda ufficiale di don Cesarino e alla stipulazione dei due contratti: il contratto di compravendita del palazzo Oroboni e della villa di Porto d'Anzio e il contratto di nozze. Era tempo ormai di uscire dal periodo preparatorio e di passare il Rubicone. Alea jacta est. L'affare in sè era men che mediocre; Gabrio Moncalvo lo sapeva benissimo, e la somma ch'egli immobilizzava nel palazzo e nel podere avrebbe avuto ben altro valore restando nelle sue mani; ma anche dal punto di vista commerciale la speculazione poteva finire con l'esser buona se agevolava a lui e alla sua Banca la conquista di nuove clientele nel mondo cattolico. A ogni modo, bisognava veder le cose nel loro complesso, pensare al grande significato del matrimonio della Mariannina, dell'entrata solenne di lei nella società più chiusa, più aristocratica di Roma. Oh, la Mariannina aveva ben ragione di non curarsi di quello che tutti possono avere. Moglie d'un deputato, d'un senatore, d'un generale? Per una ragazza che portava un milione di dote, più.... les espérances, dei generali, dei senatori e dei deputati ce n'erano a dozzine; ma esser moglie d'un principe Oroboni, d'uno dei rappresentanti più genuini dell'intransigenza religiosa e politica, ecco la vittoria di cui la Mariannina, non nobile, non cattolica, aveva il diritto d'andar superba. C'era sì la formalità della conversione, e la prospettiva delle inevitabili cerimonie dava un po' di noja a Gabrio Moncalvo. Era anzi questo il motivo per cui egli aveva imposto alla consorte di frenar pel momento i propri ardori di catecumena. A lui non conveniva di far troppo chiasso in una volta, nè di compromettere i suoi rapporti con la casa Rothschild. Più tardi forse, alla sordina, senza pubblicità....
Questi pensieri che gli turbinavano nella mente non impedivano a Gabrio Moncalvo di chiacchierar di politica e di finanza col direttore della Banca Internazionale. E allorchè quest'ultimo tirò il discorso sulla conversione della rendita, il commendatore diede una risposta che valeva così per la coscienza religiosa di sua moglie come pel saggio d'interesse del nostro consolidato 5 per cento.
— No, per ora la conversione non si farà.
Intanto, nella carrozza ov'egli era salito con Giorgio e col dottor Flacci, il professore Giacomo era assorbito da tutt'altre cure, e non distaccava gli occhi dal figliuolo, rannicchiato in un canto, con la testa sprofondata nei guanciali, con le gambe e i piedi avviluppati in un plaid.
Alle ansiose interrogazioni paterne Giorgio rispondeva appena.