E Gabrio Moncalvo non pareva più lo stesso uomo che un quarto d'ora prima magnificava la condizione dei milionari.

— Del denaro! — egli seguitò. — Sicuro, in quello si nuota, almeno fin che si ha il vento in poppa.... Ma credi ch'io non sappia che c'è il rovescio della medaglia?... Credi che non mi sgomenti l'idea di dover star sempre sulla breccia, sempre alla vedetta perchè nessuna buona occasione ci sfugga, perchè nessun pericolo ci colga impreparati?

— Chi t'impedisce di liquidare, di metterti in quiete? — domandò Giacomo.

Gabrio sorrise amaramente.

— Come si vede che non hai pratica di queste faccende!... È proprio facile di liquidare una sostanza come la mia! Una sostanza investita in centinaja d'imprese diverse, rappresentata da centinaja di titoli esposti a tutte le oscillazioni della Borsa, da centinaia di cointeressenze, di partecipazioni che mi tengono impegnato per anni e anni!... E quando avessi liquidato, ridotto tutto allo stesso denominatore, so forse io stesso quello che mi resterebbe? Forse trenta, forse venti milioni....

— Ti par poco? — interruppe il professore.

— Eh, caro mio, il giorno in cui ti ritiri dagli affari e li impieghi al tre o al tre e mezzo per cento non hai da far troppa baldoria....

E scorgendo la faccia attonita del fratello, Gabrio spiegò il suo concetto:

— Dico non hai per modo di dire.... Si sa che per te otto o novecento mila lire di rendita sarebbero un'enormità, ma tutto dipende dalle abitudini.

— Da ragazzi, — obbiettò Giacomo, — ci tenevano a stecchetto....