— Ma sì, ma sì, — dice il commendatore che nei giorni scorsi s'era adoperato invano per far precedere il rito civile al religioso. Gli Oroboni erano stati inflessibili, e inflessibile quanto loro era stata donna Rachele, accesa di zelo mistico e grande dispregiatrice delle formule che si pronunciano al municipio.

— Prima in chiesa, prima in chiesa.... Al municipio ci si andrà dopo, unicamente perchè lo esige la legge....

Ajutato da Brulati, il commendator Gabrio chiama a raccolta.

— Avanti, signore e signori.... Quelli che vengono al municipio abbiano la cortesia di spicciarsi.

All'appello rispondono alcuni soltanto. Altri si dileguano in silenzio, altri, vincendo la soggezione, si aggruppano intorno alla contessa Olimpia, la quale ha fatto già uno sforzo enorme a recarsi in chiesa e non vede l'ora di riseppellirsi nel vecchio palazzo, ohimè non più suo, ma che ella seguita a riguardar come suo.

Il corteo nuziale, ridotto così, attraversa a passi rapidi la Basilica, e per la maestosa gradinata scende sulla piazza immensa di Porta San Giovanni, che digrada con lento pendìo fino alla chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, e di là dai resti dei vecchi acquedotti, di là dai tetti delle fabbriche nuove che la deturpano lascia veder le linee vaporose dei colli albani. Ivi gli equipaggi attendono; ivi attende l'automobile di miss May; ivi uno sciame di accattoni, di monelli, di venditori ambulanti, di semplici curiosi, mal rattenuto da poche guardie municipali, preme, avvolge la nobile comitiva che insofferente di contatti plebei si affretta a salir nelle carrozze e ordina ai cocchieri di sferzare i cavalli.

— Vi precedo, — grida miss May fendendo la folla con la sua superba Mercedes e sollevando dietro a sè un nembo di polvere, mentre una dozzina di ragazzi cenciosi, non contenti dell'elemosina avuta, le scaraventa dietro una filza di epiteti espressivi tolti dal vocabolario romanesco.

Altri, per la stessa ragione, inseguono per qualche tempo il landau della sposa, urlando: — La giudia! La giudia! — ciò che strappa un gemito dal petto di donna Rachele:

— Anche dopo il battesimo!... Quando la finiranno?

— Cosa vuole? — dice il conte Ugolini per consolarla. — Sono ignoranti.