Il pubblico di piazza del Campidoglio, composto in parte dei forestieri che vanno a visitare i musei, è più garbato di quello di San Giovanni Laterano. Qui nessuno sa o nessuno si cura del recente battesimo; qui nessuno leva il grido sconveniente la giudia, ma un mormorio spontaneo di ammirazione accoglie la sposa novella che a braccio del marito esce dagli uffici di stato civile e risale in vettura.
Un francese, alle cui orecchie son giunte le parole matrimonio principesco, dice con aria convinta:
— On voit bien que c'est une princesse.
Una nube vela l'orgogliosa bellezza di Mariannina Moncalvo. Ora ch'ella ha profferito il «sì» che vale davvero in faccia alla legge, ora che un nodo indissolubile l'avvince a don Cesarino, ora per la prima volta ella domanda a se stessa s'ella non sia stata vittima d'un vano miraggio e se il dono completo di sè non sia prezzo troppo alto per la conquista d'un nome e d'un titolo. Sì, certo, ella dominerà il suo consorte, ma intanto, almeno per qualche tempo, ella non potrà rifiutare le sue carezze, non potrà sfuggire un contatto che le ripugna. E un'altra immagine ch'ella vorrebbe cacciare da sè torna insistente a perseguitarla: l'immagine del cugino di cui ella s'era divertita ad attizzare la fiamma, del cugino che era stato in procinto di morire per lei. Non lo ama ella, no; ella è troppo padrona di sè medesima, troppo corazzata contro gli assalti della passione, ma ella sente ancora sulla bocca la bruciatura del bacio ch'egli le ha reso in cambio di quello ch'ella, provocante, gli ha dato. E pensa: — Lo vedrò più?
Con la faccia ostinatamente rivolta verso il finestrino ella risponde appena alle domande dello sposo.
— Sei un po' smorta. Cos'hai? Non ti senti bene?
— Ho l'emicrania.... Troppi fiori....
La carrozza rallenta, s'arresta davanti al palazzo Gandi.
Con un salto la Mariannina balza a terra, traversa l'ingresso brulicante di gente, sale lo scalone, e, staccandosi da don Cesarino che non osa seguirla, entra per l'ultima volta nella sua camera di fanciulla. In un baleno ella si spoglia della veste nuziale, indossa l'abito da viaggio, guarda di là dalla strada il muro alto, bruno, massiccio degli Oroboni, e il cuore le si gonfia d'orgoglio all'idea di aver forzata quella rocca inviolabile ove fino a poco addietro nessuno della sua razza avrebbe ardito mettere il piede. Oggi è lei la principessa Oroboni. Che le importano i superbi disdegni della suocera riottosa? Che ombra può darle quella pallida larva destinata presto a sparire?
Via, via dall'anima le fisime sentimentali! La Mariannina Moncalvo deve portar regalmente il suo titolo.