— Les morts passents vite.
Uno, più indiscreto degli altri, urta col gomito il vicino per additargli un libro di devozione legato in cuoio con borchie d'argento dorato, offerto alla sposa da monsignor de Luchi.
— Il maestro non vuole che la scolara dimentichi le sue lezioni.
— Bah! Quella non è donna da recitar salmi.
— Eh, chi sa? Le neofite son le più ferventi.
— Se i vecchi Moncalvo si svegliassero!
— Zitto. C'è il principe.
Don Cesarino Oroboni, poichè la Mariannina è accaparrata dagli amici e dalle amiche e sopra tutto dall'invadente miss May, è come sperduto in quella società nuova per lui. Appoggiandosi al braccio del conte Ugolini-Ruschi, che almeno è della sua casta, egli gira su e giù per le sale, e da lui, ch'è cavaliere di Malta e fu in Palestina, attinge notizie sul viaggio, sui conventi di Gerusalemme, sul monte degli Olivi, sul Golgota, su Nazareth, sulle distanze da percorrere, sulle fatiche da sopportare per conoscere tutti i luoghi che udirono la parola di Gesù. E Ugolini, che si vanta di cospicue aderenze in ogni angolo della terra, oltre a fornir le informazioni richieste, promette lettere commendatizie per questo e per quello, pel balì dell'Ordine che fu suo condiscepolo, pel superiore dei Francescani ch'è suo amico, pel console austriaco ch'è figlio d'un cugino di sua madre di buona memoria, e marito della nipote d'un barone Hohenstein di Monaco, da lui conosciuto anni addietro presso i suoi parenti Wartenburg di Berlino.
Ma a poco a poco, con nuove felicitazioni ed augurî, gl'invitati si ritirano. Restano al lunch solo gl'intimi della famiglia, primi tra i quali, s'intende, miss May, il conte Ugolini, il pittore Brulati, il cavaliere Fanoli e monsignor de Luchi, capitato proprio all'ultimo momento, quando già si disperava di vederlo. Resta pure, benchè non sia degl'intimi, il barone Bernheim che s'è invitato da sè.
Monsignore, amabilissimo, scusandosi dell'involontario ritardo, offre il braccio a donna Rachele e l'accompagna a tavola. Egli prende il posto alla destra di lei; alla sinistra siede il conte Ugolini, onde ella si trova fra quello ch'è oggi il dolce peccato e quello che sarà presto la facile penitenza. Con che ansietà ella invoca il giorno in cui le sarà dato prostrarsi ai piedi del degno ecclesiastico e confessare la colpa e ottenere l'assoluzione!