Lo sciampagna trabocca, spumeggiante, dai calici; i brindisi e i viva agli sposi s'incrociano. Ma tutti fanno silenzio quando monsignor de Luchi si alza e accenna a voler parlare.
Monsignore apre un foglietto piegato a modo di telegramma e comincia con voce solenne:
— Ho una sorpresa, una cara sorpresa per la nostra coppia felice. In questo momento ho ricevuto da Sua Eminenza il cardinale segretario di Stato il seguente dispaccio:
«Sua Santità invia benedizioni ed augurî ai dilettissimi figliuoli Cesarino e Mariannina Oroboni».
— Oh, monsignore! — esclama donna Rachele. E non riesce a dir altro, e mostra una spiccata disposizione a svenire, incerta soltanto se deve cader dalla parte di don Paolo o da quella del conte Ugolini-Ruschi. Ma i due la sostengono e la rinfrancano, ond'ella riacquista il dominio di sè e calma coi cenni e coi sorrisi la trepida sollecitudine dei commensali.
— Non è nulla.... È passato, — ella assicura. — Effetto della commozione.... Un favore così segnalato.... così inatteso.... E lo dobbiamo a lei, monsignore!... Mariannina, genero mio, non avete ringraziato don Paolo?
Ed ella afferra la mano del sacerdote e la copre di baci. Gli sposi vorrebbero fare altrettanto, ma monsignore si schermisce, dichiara che il merito, se c'è, non è di lui solo.... Anche il conte Ugolini-Ruschi con la sua influenza, con le sue aderenze....
Modesto e dignitoso, il conte fa segni negativi col capo.
— Sì, sì, sento che c'è anche lei, — protesta con enfasi donna Rachele, arrossendo di non averci pensato prima. E stringe con effusione la destra al suo impareggiabile amico. E incita con lo sguardo il marito a manifestare la propria riconoscenza.
— Grazie, grazie, — borbotta il commendatore con moderato entusiasmo. Gli è che anch'egli ha in serbo una sorpresa per la figliuola e gli duole di vederne sciupato l'effetto da questo colpo di scena.