In quella il domestico sollevò la portiera e introdusse un signore di età matura, ma di bella presenza, nel quale Giorgio Moncalvo riconobbe il cavaliere elegante ch'egli aveva visto a Villa Borghese in compagnia della Mariannina.

— Come va, donna Rachele? — chiese il nuovo arrivato chinandosi a baciar la mano che la padrona di casa gli tendeva amichevolmente.

— Mio fratello Giacomo, mio nipote Giorgio, il conte Ugolini Ruschi, — disse il commendatore Gabrio a modo di presentazione. — Ma forse con Giacomo si sono già incontrati.

— Col signor professore?... Sicuro.... Qualche mese fa, — rispose il conte.

— È professore in erba anche mio nipote, — soggiunse Gabrio Moncalvo. — Malattia ereditaria.... Arriva fresco fresco da Berlino, ove ha completato i suoi studi di fisiologia.... Ora è assistente di Salvieni.

— Berlino! — esclamò il conte. — Che città!.... Ci fui dieci anni or sono per le nozze di mio cugino Wartenburg.... cugino in terzo grado per parte di donne.... Non ha avuto occasione di frequentare i Wartenburg?... No?... Gran famiglia.... famiglia che riceve....

— Oh, io vivevo così ritirato, — notò Giorgio.

— Dai miei parenti vanno molti professori, — riprese Ugolini. — E mio cugino è una specialità in araldica. Sa anche benissimo l'italiano....

Si rivolse alla signora Moncalvo e soggiunse:

— Se mi permette, donna Rachele, glielo farò conoscere la prima volta che verrà a Roma per una seduta dell'Ordine.