— Ma sfido io! Vi sono spettacoli che movon lo stomaco.
— Motivo di più per allontanarsene.... Delle bassezze, delle viltà ne vedrai da per tutto, pur troppo, perchè il mondo è fatto così.... Ma distogliti per un certo tempo dallo spettacolo di quelle che maggiormente t'irritano i nervi.... No, non ti domando di rispondermi subito.... Dormici su.... La notte porta consiglio.... Mi risponderai con tuo comodo.... E al dottor Raucher scriverai?...
— Sì, domani gli scriverò.... Non già per annunziargli la nostra visita....
— Fa come credi....
Giacomo Moncalvo baciò in fronte il figliuolo e si ritirò, deciso di mettersi anch'egli in corrispondenza epistolare con lo scienziato tedesco.
XVIII. Verso l'esilio.
Gli scrisse il giorno dopo, all'insaputa di Giorgio, gli scrisse senza nulla nascondergli, e n'ebbe una pronta risposta. «Non creda — diceva la lettera del dottor Raucher a Giacomo Moncalvo — non creda che il mio dolore m'impedisca di comprendere il suo. Nè tema ch'io sia rimasto offeso da ciò ch'ella mi espone con sì nobile franchezza. L'affezione fraterna che il suo Giorgio aveva dato alla mia Frida era tutto quello che la povera malata potesse chiedere, ed ella è morta riconoscente del benefizio, ignorando, e fu meglio, la tempesta che travolse il suo amico negli ultimi tempi. Penso anch'io che convenga a Giorgio di allontanarsi da tutto ciò che può alimentare la sua infelice passione. S'io vedessi la probabilità di ricominciar la mia solita vita gli offrirei di tornare con me, ma ho assoluto bisogno, almeno per qualche tempo, di cambiare abitudini. Come? Quando? Non lo so. Cento idee, cento progetti diversi mi si agitano nella mente. Se uno d'essi piglierà forma concreta, se sarà tale da permettermi di ricorrere al mio antico collaboratore mi affretterò ad informarnela. Abbia un po' di pazienza. Fra due, fra tre mesi al più saprò dirle se sono ancora in grado di giovare agli altri, o se sono un uomo finito».
Giacomo Moncalvo aspettava.
Intanto Giorgio aveva voluto riprender le sue lezioni. Ma le aveva riprese senza calore, senza entusiasmo. Non era più quello d'una volta. Il professore Salvieni, che gli aveva ceduto una parte del suo corso magnificandolo agli studenti come una fulgida promessa della scienza, cominciava a dubitare d'essersi ingannato; i rivali, gli emuli malignavano. «Era una gonfiatura. È uno di quelli che s'infiltrano nelle Università per virtù della gloria paterna.... Oggi non è che assistente, ma al primo concorso saprà farsi nominar straordinario.... Così avremo la dinastia dei Moncalvo.... Come se delle dinastie universitarie non ce ne fossero abbastanza».
Giorgio sentiva di perder terreno nella stima degli altri e di sè, e ogni giorno faceva eroici proponimenti.... pel giorno dopo. «Domani ritroverò la mia energia, domani mi rimetterò sul serio al lavoro».