— Lo conosco. Il dottor Raucher ti propone di andar in India con lui e con un altro giovane scienziato tedesco a studiare il bacillo della peste. Egli ha un largo sussidio dal suo Governo e dalla Società di fisiologia di Berlino e ha la facoltà di stipendiare due assistenti a sua scelta.... Tu saresti uno dei due.

«Si tratta — continuò Giorgio leggendo — di rimanere fuori d'Europa non meno d'un anno, in paesi inospiti, in mezzo a spettacoli di miseria e di morte, esposti ai rischi del contagio, esposti alle insidie di popolazioni superstiziose e ignoranti. Le offro quello che posso, quello che a me, vecchio e sconsolato, sembra il modo migliore di nobilitar gli ultimi anni di vita; Ella è giovane, ha dinanzi a sè un lungo avvenire; prima di accettare l'offerta, prima di mettere a repentaglio ogni cosa in nome di un ideale umanitario e scientifico, rifletta. Io attenderò una sua risposta fino al 20 di questo mese. Nel caso che Ella acconsenta, c'incontreremo la mattina del 25 a Brindisi per imbarcarci nel pomeriggio sul piroscafo della Peninsulare».

Tenendo sempre il foglio spiegato, Giorgio levò gli occhi verso suo padre.

— Che mi consigli?

Le labbra del professore si contrassero in uno sforzo.

— Va, — egli disse. E parendogli che questo consiglio, in bocca sua, destasse un'impressione di sorpresa al figliuolo, soggiunse: — Oh Giorgio, Giorgio, sii pur certo che non parlerei così se ti credessi guarito dalla tua follia.... Sii franco e sincero. Puoi giurarmi che quando tua cugina ritorni.... ella sta per tornare.... tu non cercherai di vederla, di avvicinarti a lei?.... Puoi giurarmi che il solo fatto di saperla nella stessa città, a pochi passi da te, non basterà a toglierti la quiete, la serenità di cui hai bisogno per i tuoi studi?

— Hai ragione, — dichiarò Giorgio con voce ferma e con accento risoluto. — Non sono guarito e senza una scossa potente non guarirò. Forse la mia salvezza sta nel rimedio che m'è proposto dal dottor Raucher.... Uomo ammirabile!... A sessant'anni egli ha l'energia e la baldanza d'un giovane.... Accompagnandolo nel suo viaggio pericoloso pagherò una parte del debito che ho verso di lui e verso la memoria della povera Frida.... Anche con te, padre mio, spero sdebitarmi se sopravvivo.... Finora poche gioje t'ho dato.

— Oh, come t'inganni! — esclamò il professore Giacomo, inghiottendo le lacrime che gli facevano un nodo alla gola. — Sei stato la mia consolazione e il mio orgoglio. Ero superbo del tuo carattere, del tuo ingegno, del conto in cui ti tenevano scienziati d'alto valore come il Raucher; vedevo in te una futura gloria italiana.... E non voglio, non voglio che queste speranze restino deluse.... Sdebitarti meco, tu dici?... No, non è questo.... Con te stesso devi sdebitarti.... Devi trovare te stesso.... Ti sei smarrito in non so che labirinto.... Conviene uscirne a ogni costo.... Ed è per fartene uscire ch'io son ricorso all'aiuto del dottor Raucher....

— Tu, babbo?

— Sì; di Raucher che ti stima, di Raucher che ti vuol bene, anche in memoria del bene che ti voleva la sua figliuola.... Ti ricordi della lettera desolata ch'egli ti scrisse, dopo la sua disgrazia? C'era una frase che mi restò scolpita qui dentro: «Se non fossi prostrato d'animo e di corpo cercherei d'offrir la mia vita per qualche grande causa». Era, su per giù, il voto medesimo ch'io avevo raccolto dalle tue labbra.... E io supplicai Raucher, se ricuperando le sue forze egli persisteva nel suo proposito, se vedeva una causa per la quale meritasse di combattere, lo supplicai di non dimenticarsi di te, di sceglier te s'egli aveva bisogno di un compagno.... Egli me lo promise, e ora mantiene la sua promessa. E con che parole affettuose, lusinghiere! Leggerai, leggerai la lettera ch'egli mi ha diretta.... Il dottor Raucher ha il cuore pari alla mente.... E io sapendoti con lui, che ti considera come suo figliuolo, soffrirò meno della tua lontananza; mi consolerò di non poter dividere i vostri rischi. Perchè anche a questo avevo pensato, anche a seguirvi.... Ma che farei? Io non sono che un matematico. Che aiuto potrei recarvi nei vostri studi?... In queste spedizioni chi non ha il modo di rendersi utile non è che un ingombro. Meglio ch'io stia qui di piè fermo ad aspettar che tu torni.