Il professore aveva preso nelle sue mani le mani di Giorgio e continuava a scrutarlo, a interrogarlo con lo sguardo e con la parola.

— Perchè tu tornerai, tu vincerai la tua prova.... Sei sempre stato robusto, e della tua malattia (la malattia fisica intendo) non ti risenti affatto, non è vero?

— No, — disse Giorgio. — Mi sono rimesso più presto di quello che credevo.

— E anch'io, — ripigliò il professore Giacomo, — anch'io ho tuttora la macchina solida. Mi troverai.

— Oh padre mio! — esclamò il giovane. — Se non dovessi trovarti, tanto sarebbe ch'io rimanessi laggiù a ingrassar la terra.

Il professore portò l'indice al labbro:

— Zitto.... Queste cose si lasciano dire ai vecchi.... Alla tua età bisogna procedere avanti imperterriti senza troppo indugiarsi a raccogliere quelli che cadono per stanchezza.... Del resto, perchè angustiarci?... Io non ho il minimo dubbio che avremo degli anni da stare insieme e da viver felici.

Giorgio sorrise con un cenno d'assenso, fingendo anch'egli una sicurezza che non aveva.

— Telegraferò oggi stesso a Berlino, — egli soggiunse.

— Oggi?... Perchè?... Raucher ti raccomanda di non precipitare la tua decisione.... Potresti pentirti.