E si congedò, accompagnato dal commendatore fino al pianerottolo della scala.

Il banchiere tornò nella stanza di Fanoli per dare un'occhiata alla posta.

— Veda prima questo telegramma, — disse il segretario mostrando al principale un dispaccio arrivato da pochi minuti.

— Ah, ci offrono trecentomila lire per stornar la vendita delle mille azioni di Terni, consegna fine mese. Dia il bene stare.... per telegrafo.

— Io credo che, insistendo, darebbero diecimila lire di più, — suggerì Fanoli.

Il commendatore Moncalvo fece un segno negativo col capo.

— Non insista. Chi troppo tira la corda, la spezza.... Ho sempre seguito questa massima negli affari, e non ho avuto che da lodarmene.

Corretto, rispettoso, il segretario non aggiunse sillaba e si accinse a scrivere il telegramma di benestare. Nello stesso tempo però egli consegnò al principale una lettera riservata.

— Uhm! — fece Moncalvo storcendo il naso. — Sento odore di conte.... Quest'è Ugolini....

— A giorni scade il suo pagherò, — soggiunse Fanoli.