A un certo punto la Mariannina gridò:
— Ferma!
Giovanni chiuse i freni e l'automobile si fermò all'angolo del Grand Hôtel. Il portiere dell'albergo fece due passi credendo che qualcheduno volesse scendere; poi, visto che la faccenda non lo riguardava, tornò indietro sbadigliando.
— Cosa c'è? — disse spaventata la zia Clara.
— Niente, niente, — rispose Brulati voltandosi.
E la Mariannina soggiunse, mentre faceva dei cenni con la mano a un giovinotto che s'avvicinava di corsa:
— C'è Giorgio.
Il professorino, che aveva ubbidito all'appello della cugina (e come non ubbidirvi?), si accostò, rosso in viso e trafelato, all'automobile, intorno al quale ronzavano gli sfaccendati.
— Buon giorno, — egli disse salutando tutti, ma non avendo occhi che per la Mariannina. — Siete in gita?
— Gita artistica, — replicò la ragazza. — Vado fino a Mentana a dipingere con Brulati.