— Che dispiacere vuoi darmi? — rimbeccò la zia. — La tua compagnia mi è sempre cara.... Ma questa birichina ti farà perdere mezza giornata.
— E tutta la testa, — borbottò in modo quasi incomprensibile il pittore Brulati, che aveva un'ammirazione sconfinata per la bellissima ragazza e nonostante i suoi cinquantacinqu'anni sospirava platonicamente per lei.
Intanto Giorgio aveva, alla meglio, preso posto fra la zia e la cugina.
— Ero sicura che ci si stava comodamente! — esclamò la Mariannina in aria trionfale. E ordinò allo chauffeur: — Avanti!
— Siete sicure del tempo?... — chiese Giorgio guardando il cielo ch'era percorso da grossi nuvoloni.
La signora Clara si tirò sulle ginocchia la coperta di felpa.
— Temo anch'io che voglia piovere.
— Non pioverà, — sentenziò la Mariannina. — E il cielo e la campagna sono più pittoreschi così che quand'è sereno.
In un lampo l'automobile uscì da Porta Pia e si trovò sulla via Nomentana, fiancheggiata di ville a destra e a sinistra.
— Ah, queste ville romane! — disse la Mariannina. E soggiunse subito urtando il gomito di Giorgio, che trasalì al tocco della candida mano: — A proposito; non ci siamo più visti dopo la mia visita al Palazzo e al giardino Oroboni.... Lo sai ch'era la mia gran curiosità.