— Piove davvero, — osservò la signora Clara. — Che si fa, figliuoli?
Dopo aver agitato i varii partiti, e visto che a Mentana non c'era una trattoria possibile, conclusero che il meno peggio era di risalir subito in automobile e di andare a far colazione a Sant'Agnese. Anche senz'affrettarsi troppo, ci potevano arrivare in poco più di mezz'ora.
Quando si misero in cammino la pioggia affittiva e l'ombrello aperto dalla signora Clara non riparava nè lei nè gli altri, ond'ella si decise di chiuderlo e tirò su lo sciallo fin sulla faccia. Il cattivo tempo influiva sull'umore di tutti; Brulati brontolava collo chauffeur; lo chauffeur se la prendeva con la strada tortuosa e ineguale; Giorgio meditava sulle gravi parole della zia; la Mariannina, non avvezza a tollerare serenamente le contrarietà, aveva tanto di muso. La infastidiva anche il contegno del cugino, che, senza dubbio, era stato catechizzato dalla zia Clara e non pareva più quello di prima.
— Bah! — ella pensò. — Pur ch'io voglia....
E sotto la coperta che avevano stesa sulle gambe e che, bene o male, li difendeva dall'acqua fece una manovra simile a quella che il professore aveva fatto prima; avanzò cioè pian pianino la mano fino a toccar quella di lui. Ma appena l'ebbe toccata ritirò bruscamente la sua come per fuggire il contatto. Giorgio s'imporporò in viso; una fiamma guizzò ne' suoi occhi.
La Mariannina non si mosse, ma l'espressione della sua fisonomia si raddolcì alquanto.
— Mariannina! — disse Giorgio quasi involontariamente. E non potè continuare perchè l'automobile si fermò di colpo e per poco non sbalzò fuori quelli che vi si trovavano. Era scoppiata una gomma.
— Ne ho una di ricambio, — avvertì Giovanni ch'era saltato giù per il primo. — Ma ci vuol tempo.
— Quanto?
— Un'ora.... tre quarti d'ora....