— Benone. Bel lavoro avete fatto! — borbottò stizzita la Mariannina.
— Son casi che nascono.... La strada è piena di sassi.
— Cari miei, — dichiarò la signora Clara che Giorgio aveva aiutata a scendere, — il peggio è di star qui fermi sotto la pioggia.... Camminiamo.... In qualche posto si arriverà.
— Si dev'esser vicini a Ponte Nomentano, — disse Brulati. — Lì c'è un'osteria, e ci metteremo al coperto.
— Intanto, — ripigliò la signora Clara, — io ho necessità assoluta di sgranchirmi le gambe.... Giorgio mi farà ombrello.... Prendilo, via, l'ombrello.... Nell'automobile devono essercene due.... Uno servirà per Brulati e la Mariannina.... Coraggio, e avanti!
Gli ordini della zia erano così precisi e perentorii che Giorgio non osò disubbidire.
— E voi, Giovanni, — ripigliò la signora Clara, — se vi spicciate, raggiungeteci, dando un'occhiata all'osteria di Ponte Nomentano pel caso che ci fossimo fermati là. Se no, saremo a Sant'Agnese.
S'avviarono, sgambettando nel fango. La pioggia seguitava a cadere lenta, fine, minuta. Il cielo era tutto grigio; a fatica si distinguevano i contorni dei monti lontani.
La Mariannina, tirato su il cappuccio, dichiarò che non voleva saperne nè del braccio, nè dell'ombrello di Brulati. Volteggiava di qua e di là, presta, leggera, segnando appena nella mota l'orma del piccolo piedino elegantemente calzato. Di sotto il cappuccio le lampeggiavano gli occhi ch'ella posava ora su Giorgio, ora su Brulati, con un'espressione tra provocante ed ironica.
A Ponte Nomentano si fermarono solo qualche minuto per parlamentare con l'oste. Ma a dispetto dei cartelli che portavano scritto: Vini di Frascati — Buona cucina — Sala superiore, — l'oste confessò che, tranne il vino, non c'era nulla di pronto; nemmeno la sala superiore, in ristauro da una settimana. Al pianterreno invece tre o quattro barocciai semiubbriachi trincavano allegramente cantando certe loro canzonaccie.