Un giovinotto elegante che si trovava nella carrozza sporse la testa dal finestrino, ravvisò le signore e Brulati e ordinò al cocchiere di fermarsi.
— Oh, signora Moncalvo, come mai qui, a piedi con questo tempo?
— Tò, Cherasco! — esclamarono la Mariannina e la signora Clara.
Era quel segretario del Ministero degl'interni che veniva qualche volta la sera da loro e che anche Giorgio aveva visto.
Dopo che la Mariannina ebbe spiegato l'accidente automobilistico che aveva costretto lei, sua zia e i suoi compagni alla non gradevole passeggiata, il cavaliere Cherasco (era cavaliere, che già s'intende) scese con gran premura dal legno e dichiarò che se le due signore andavano a Roma egli sarebbe ben lieto di accompagnarle dove volevano.... Era dispiacente di non poter offrire un posto anche ai loro due cavalieri, ma proprio non c'era modo di accomodarli.... Per non gravare troppo il bilancio, un Ministro di S. M. il Re d'Italia non aveva diritto che a un miserabile fiacre.... Perchè quello era il fiacre di S. E., per conto di cui egli, Cherasco, aveva dovuto far un'ispezione.... Ma Sua Eccellenza sarebbe stato lietissimo d'apprendere che il suo legno aveva servito a togliere d'impiccio due dame gentili.
Le dame gentili si guardarono.
— In verità, — disse la signora Clara, — ch'io quasi quasi approfitterei.... se mia nipote non avesse troppa fretta di far colazione....
— Fretta? — interruppe la Mariannina, ch'era sempre avida di novità e si divertiva un mondo a veder l'aria disgustata di suo cugino Giorgio e del pittore Brulati. — Non ne ho punta. Mezz'ora fa avevo fame. Adesso non ne ho più.... E in ogni modo, son sicura che a casa troverò da mangiare meglio che a Sant'Agnese.... Dunque, Cherasco, la prendiamo in parola.
— Naturale!... È quello che voglio.
Il segretario, raggiante, si profondeva in ringraziamenti pel grande onore che gli si faceva.