Giorgio pensò che sua zia aveva colto con entusiasmo l'occasione di separarlo dalla Mariannina, e questo pensiero l'irritò. Perchè tanto zelo? O che quella benedetta donna lo credeva un bimbo che non sapesse difendersi da sè?
— Non istaremo mica qui a infracidire, — ripigliò il pittore, visto che il suo compagno di sventura non si moveva. — In dieci minuti saremo a Sant'Agnese e ci si potrà rasciugare e ristorare.... Vuol ripararsi sotto il mio ombrello?
— Grazie, — rispose Giorgio. — La pioggia non mi disturba.... E ormai non mi par che valga la pena di fermarsi a Sant'Agnese.... Almeno io non mi fermo.... Approfitterò del tram.
— Padronissimo, — replicò Brulati avviandosi con passo affrettato. — Io non intendo far la fine del conte Ugolino, e infilo la porta della prima bettola che trovo.
VI. Fra marito e moglie.
I coniugi Moncalvo, che avevano finito di far colazione ma non s'erano ancora alzati da tavola, discorrevano animatamente fra loro. Erano rimasti soli; monsignor de Luchi, loro commensale quella mattina, era appena uscito; i camerieri avevano avuto l'ordine di non entrare finchè non fossero chiamati.
— E tu non sapevi nulla? La Mariannina non t'aveva detto nulla? — chiese il commendatore.
— La Mariannina non se ne sarà nemmeno accorta, — rispose la signora Rachele. — Sarà stata tanto lontana dall'immaginarsi....
— In quanto a me, penso che sian fantasie di monsignore.
— Come? Monsignor de Luchi è intimo degli Oroboni, e non è uomo da parlare a caso. Del resto, qual maraviglia se la nostra figliuola ha fatto impressione in un giovine dell'alta aristocrazia romana?