Dopo un momento di silenzio la signora Rachele riprese:
— A proposito, io ti confesso che non vedo di buon occhio l'intimità di tuo nipote Giorgio con la Mariannina.
— Giorgio viene da noi così di raro!
— Sì, ma quando viene si prende troppa confidenza.
— Non è lui che se la prende.... È la Mariannina che gliela dà.
— La Mariannina è fatta così. In fondo è un Lucifero, ma del sussiego non ha mai voluto averne, nè è ragazza da tollerar osservazioni.... Sta però tranquillo che quando occorre sa tirar fuori le unghie.... Giorgio stesso dovrebbe capire che le cose sono mutate.
— Quel Giorgio, — riprese il commendatore, e c'era nel suo accento il rimpianto d'un bel sogno svanito, — sette anni fa s'è lasciato scappar la fortuna.... Se andava a Kartum a quest'ora avrebbe messo da parte un bel gruzzolo.
— Meglio così, — interruppe la moglie. — Allora tu coltivavi l'idea di un'unione fra i due cugini.
— Non sarebbe stata un'enorme disgrazia, — notò Gabrio Moncalvo. — In mancanza di figli maschi, non è male aver un genero che si occupi dei nostri affari. Se la Mariannina sposa don Cesarino Oroboni, non sarà certo lui quello che mi aiuterà a condur la mia azienda.
— Tuo nipote non ha maggiori attitudini pel commercio di quelle che avrà don Cesarino, — replicò la signora Rachele.