— Verrai a trovarci, s'intende, — ella disse palpando il collo del suo magnifico sauro dalla fronte stellata che s'agitava fremente e raspava la terra col piede. — Aspetta.... Stasera no, che siamo fuori di casa.... Domani sera alle sette e tre quarti, a pranzo.... Riceverai l'invito per te e per lo zio.... Palazzo Gandi, via Nazionale, quasi dirimpetto alla Banca d'Italia.... Il tuo babbo potrebbe aver dimenticato l'indirizzo.... Ma domani non si salva, neppur lui.... A domani.... senza fallo.

E volò via in un nembo di polvere.

Giorgio Moncalvo rimase alcun poco immobile, con la fulgida visione negli occhi. Quella era dunque la Mariannina ch'egli rammentava con le sottane corte, leggiadra forse, ma in quel periodo critico nel quale la più bella fanciulla del mondo ha nel volto, nella persona qualche nota stridula ed aspra che turba ed offende e arresta, anche sul labbro compiacente dei familiari, i pronostici dell'avvenire? Era quella oggi così affascinante nella mirabile armonia delle membra, nella misteriosa profondità dello sguardo, nella massa corvina dei lucidi capelli ondulati, nel sorriso ammaliatore, nella voce vellutata e soave che ricercava le segrete fibre dell'anima? Come pareva fuggire e sciogliersi in nebbia, dinanzi alla superba creatura piena di forza e di vita, il tenue fantasma esangue della malinconica Frida! In che vaporose lontananze di sogno si perdeva il piccolo mondo ov'egli, sordo al frastuono e insensibile alle lusinghe di una grande città, aveva vissuto tre anni nella pace degli studi!

— Sono uno sciocco, — disse il giovine scienziato scrollando le spalle. — Sono uno sciocco.... Nonostante la parentela, che può esserci di comune fra la Mariannina e me, fra la ragazza più volte milionaria e il povero assistente con milleduecento lire d'assegno?... L'ho incontrata oggi per caso, sarò domani a pranzo da lei.... e poi me la caverò con una visita a ogni morte di papa.... E se cominciassi col non andare al pranzo?... Ma che pretesto addurrei?... Dovrei confessare che ho paura!... Paura di che?... Sciocco! Sciocco!

E s'avviò lentamente. Dall'alto del suo capitello corintio la statua di Goethe guardava Roma; alla base del monumento, Mignon appoggiata all'arpista sembrava mormorare la canzone patetica ripetuta così spesso da Frida:

Kennst du das Land wo die Citronen blühn,

Im dunkeln Laub die Gold-Orangen glühn...?

II. Dopo pranzo.

Era stato un pranzo di famiglia.

Per non far dispiacere a suo fratello e a suo nipote, il commendator Gabrio Moncalvo non aveva invitato nessuno, fuori del pittore Brulati ch'era di casa e che non poteva dar soggezione. Ciò non toglie ch'egli, il commendatore, fosse in frac e che la signora Rachele, ancora bella non ostante i suoi quarantatrè o quarantaquattr'anni, sfoggiasse le sue spalle opime, traboccanti dal corpetto d'un abito di tulle nero a paillettes. La Mariannina era vestita di surah bianco a pieghine, con una cintura celeste intorno alla vita e un vezzo di perle al collo.