Il servo ubbidì.

Col busto proteso innanzi, monsignore attendeva che donna Olimpia parlasse.

— Pregavo, — ella disse, accennando all'inginocchiatoio che sul cuscino di velluto crèmisi portava il segno recente delle ginocchia che lo avevano compresso. — Pregavo, invocavo dal Signore una guida in questo ch'è forse il momento più critico della mia vita.... Il Signore è muto.... Non sono degna.

Si abbandonò sur una poltrona, e dopo una breve pausa riprese:

— Ho chiamato voi..., voi che avete ordito tutta questa trama....

— Era l'unica via che restasse, — mormorò il sacerdote allargando le braccia.

— Già.... A voi sta bene dir così, — seguitò donna Olimpia. — vi ho chiamato a quest'ora perchè si potesse discorrere senza esser disturbati.... Oggi ho parlato con Salvucci, il nostro benemerito agente generale, l'uomo che godeva la nostra piena fiducia e che ci ha mandati in rovina.... Vorreste forse scusarlo? — chiese con accento vibrato la principessa, interpretando a suo modo un movimento di monsignor de Luchi.

— No, no, — rispose costui. — È stato inabile, imprevidente, ma..., siamo giusti.... la situazione era molto difficile.... Bisognava, venti o venticinque anni fa, prima della crisi edilizia, aver il coraggio di vendere il giardino, il palazzo....

— Perchè vi fabbricassero un albergo?

— Sicuro che gli speculatori non hanno scrupoli archeologici.