— E voi, — rimbeccò donna Olimpia, — voi avete subito morso all'amo.
— Io, — rispose don Paolo con una certa alterezza, — io avevo letto ormai da più giorni nell'anima di quella borghese arricchita; io non avevo bisogno di mordere all'amo.... Era lei piuttosto ch'entrava spontanea nella via sulla quale io volevo condurla... Sono sacerdote, principessa, e sono da molti anni amico e servo devoto di casa Oroboni.
Donna Olimpia chinò il capo assentendo.
— Come sacerdote, — continuò monsignore, — non posso essere indifferente alla salvezza d'un'anima; come amico e servo di questa famiglia, devo fare per essa tutto quello che dipende da me per restituirle l'antico splendore.
Un sorriso amaro sfiorò le labbra della principessa.
Don Paolo non vi pose mente, e ripigliando il tuono d'umiltà che aveva abbandonato per poco, ripetè la frase pronunciata pur dianzi:
— Io non sono che uno stromento.... Non sono io che ho illuminato il cuore della signora Moncalvo, non sono io che ho predisposto un esperto uomo d'affari come il commendator Gabrio a distrar più d'un milione dalle sue speculazioni proficue per immobilizzarlo in questo palazzo, nella villa in rovina di Porto d'Anzio e nei fondi finora punto rimunerativi d'Albano.... Ma sopra tutto non sono io che ho infiammato il sangue di don Cesarino, che ho svegliato i suoi sensi atrofizzati.... Quante volte ella mi diceva sospirando: «Non è un uomo come gli altri.... È torpido, è frigido.... Non si sposerà. Se si sposasse non avrebbe figliuoli. Povera casa Oroboni!» Questo ella mi diceva dopo abortiti i vari disegni di matrimonio.... Ed ecco che il Signore fa il miracolo per mezzo di questa giovinetta che appartiene alla stirpe dei reprobi.... ecco che tutte le speranze rinascono e che è nuovamente lecito di contare su una lunga discendenza degli Oroboni, in cui, presto forse, ci sarà un difensore della Chiesa, un campione della fede.
— Ah don Paolo, — proruppe la vecchia signora, — è inutile che doriate la pillola.... Dite che non c'è scampo; dite ch'è vano ribellarsi ai voleri del cielo.... e non dite altro.... È meglio.... Zitto!... Non sentite?
— Sì, — rispose monsignore levando gli occhi verso il soffitto. — Qualcheduno cammina qui sopra.
— È la camera di Cesarino. È lui che cammina.