Vergalli continuò:

—Sceglietene uno di vostra fiducia… Cerchiamo insieme…

—No, no, no—ella rispose reagendo contro la commozione che la vinceva al suono di quella voce così dolce nella sua gravità triste e solenne. Ed ella sentiva che qualunque altra cosa egli le avesse chiesto in quel momento ella gliel'avrebbe accordata. Ma questa no. Non avrebbe chiamato un medico, non avrebbe subito un nuovo interrogatorio umiliante.—Non insistete, Vergalli, non voglio saperne di medici.

E allontanandosi da lui si rimise a sedere.

—Siete strana, Teresa, molto strana… Non vi conoscevo così.

—Non si conosce a fondo nessuno. Non si conosce neanche sè stessi—ella borbottò fra i denti.

—Mi fate tanto male—egli soggiunse.—Torno da un lungo viaggio, corro a questa casa ch'era il mio rifugio, il nido della mia anima, corro dall'amica per la quale avrei dato fin l'ultima stilla del mio sangue, e m'accorgo subito che non ho più nido, che non ho più amica.

La Teresa lo guardò con infinita malinconia.

—Perchè dite questo?

Seduto presso al tavolino, con la faccia nascosta fra le mani, egli, come se le parole di lei non gli fossero giunte all'orecchio, riprese quasi parlando a sè medesimo: