—Per carità, Vergali!, basta così—ella supplicò. Troppo soffriva, troppo soffrivano tutti e due.
—No che non basta—egli ribattè, cedendo a quella tendenza fatale che hanno gli uomini di tormentar le proprie ferite. E sia che volesse vuotare il calice sino alla feccia, sia che gli balenasse ancora un pallido raggio di speranza, soggiunse insidiosamente:—Del resto non sarà stato che un romanzetto sentimentale. Giudiziosa come siete, non avrete dato il vostro cuore a un fanciullo in modo da non poterlo riprendere.
Un sorriso amaro le sfiorò le labbra.
—Oh, il mio cuore!—ella mormorò.—So molto io dov'è il mio cuore!…
C'è poi il cuore?
—Oh Teresa, Teresa, che linguaggio tenete?… C'è dunque di peggio?… Siete stata… sua?
Prima ch'egli potesse meravigliarsi seco medesimo d'aver tanto osato, ella, a voce bassa ma ferma, aveva risposto:—Sì.
La brutalità dell'inchiesta non l'aveva offesa. Quasi avrebbe ringraziato Vergalli d'aver trovato la formula che consentiva a lei di liberarsi con un monosillabo solo dal peso intollerabile che l'opprimeva.
Egli represse un gemito e dovette tenersi forte al piano della seggiola. Era come se avesse ricevuto una mazzata sul capo.
Due volte si provò a parlare e non gli venne fatto di articolare una sillaba. Due volte cercò i cari occhi fissi ostinatamente al suolo. Alla fine si alzò lento lento, prese il cappello che aveva deposto sopra un mobile e barcollando si avviò verso l'uscio.
—Ve ne andate?—ella susurrò ansiosamente.