—Tollera tanto l'opinione pubblica, ma non vuol essere sfidata… E badate che in questo caso io credo in coscienza che non ci sia stato nulla di grave… Senonchè mia nipote, mi par di sentirla, alla minima osservazione avrà preso fuoco e avrà ammesso il peggio.
Come Venosti s'ingannava! Come aveva torto di dire che conosceva sua nipote! Sì, forse con lui, con lo zio, nauseata di quella morale tutta di convenzione, la Teresa poteva aver ceduto ad un impeto subitaneo, aver risposto con l'alterezza di chi crede il suo fallo meno spregevole di certe virtù di parata. Ma non a quel modo aveva risposto a Vergalli; nel sì che con voce languida, quasi morente, ell'aveva lasciato cader dalle labbra, non c'era il vanto spavaldo di una colpa non commessa; c'era la confessione umile e penosa della caduta profonda e irreparabile.
Pure al conte Mario non era lecito di mostrarsi meno convinto dell'innocenza della Valdengo di quello che se ne mostrasse Venosti.
—Voi fantasticate—egli disse, e ogni parola gli costava una fatica immensa—donna Teresa non aveva niente da ammettere, e… almeno con me… non ha ammesso niente… Del resto, io son convinto al pari di voi ch'ella non abbia da rimproverarsi colpa alcuna.
—Tanto meglio—replicò il barone con aria un po' scettica,—Allora non sarà neanche difficile che facciate la pace.
—Non c'è da far pace quando non c'è stata guerra—osservò Vergalli.
—Meglio, meglio—ripetè Venosti Flavi,—Ma quest'è un'altra prova che mia nipote è un po' squilibrata e ha bisogno più che mai dell'indulgenza de' suoi amici. Se ne avesse perduto uno come voi, sarebbe una gran disgrazia.
Mario Vergalli taceva, smarrito dietro mille congetture. Perchè il barone Amedeo lo adulava in tal maniera? Che pretendeva da lui? Egli, il vero tipo dell'egoista volgare, poteva esser mosso da un affetto sincero verso la Teresa, poteva agire senza secondi fini?
—Non tocca a me a darvi consigli—riprese untuosamente il barone.—Fate quello che il cuore v'inspira… Nessuno ha sull'animo di mia nipote l'ascendente che avete voi… Se, imponendo silenzio anche alle vostre giuste suscettività, tornerete da lei, se le parlerete da amico, se le raccomanderete la calma, farete un'opera buona… Che non commetta pazzie, che non si condanni da sè… che non si isoli come uno che abbia la lebbra addosso. Io l'ho detto sempre che quella non era donna da viver sola… Perchè non s'è rimaritata? Le occasioni non le sarebbero mancate… Che non abbia voluto sposar me, transeat… Non eravamo adattati l'uno per l'altra, e anzi, io devo ringraziarla d'avermi risparmiato un solenne sproposito. Ma perchè non ha sposato voi?
—Son discorsi vani, caro Venosti—interruppe il conte Mario.