Ella assentì sospirando.
—È vero… Non c'è più cosa alcuna che importi.
Così l'argomento voluto evitare penetrava insidioso nei colloqui di quei due infelici. Quand'egli soffriva troppo, quando s'accorgeva di farla troppo soffrire, si alzava con uno sforzo.—A domani.
XXIV.
Uno di quei giorni, poco dopo che Mario Vergalli era uscito, la Teresa si vide comparir dinanzi la sua amica Giulia Orfei, la stessa che un paio di settimane addietro le aveva scritto dai colli Berici. La contessa Giulia entrò come un uragano, gettando le braccia al collo della Valdengo e sprigionando da tutta la persona un acuto profumo d'ireos.
—Lo so, lo so che non vuoi ricever nessuno… Me l'ha detto la tua cameriera… Ma non la strapazzare… Io le ho risposto: Rompo la consegna e assumo io l'intera responsabilità… Se mi scaccierà via, pazienza… Mi scacci?
—No; ma, veramente, potevi avvertirmi con una riga.
—Chè?… Quello non era il modo di riuscire… Avresti trovato una scusa… E io ci tenevo a darti un bacio… Dopo tanto tempo!… Perchè sono quattro mesi, lo sai?
—Eh sicuro… Da quando sei andata a Aix-les-Bains.
—Una stagione brillantissima… Ti racconterò, ti racconterò… Ma dimmi di te adesso… Ho sentito che non istai bene… Infatti hai l'aria sofferente…