—Oh!—interruppe la Teresa—Cominci anche tu?…

—Sfido io!… Sei pallida… Hai certe occhiaie… Ti curerai almeno.
Chi è il tuo medico dopo la morte di Pozzi? Vuoi il mio?

—Ma lasciatemi in pace… Mi curerei se stessi peggio. Invece sono stata poco bene e sto meglio.

—Che male hai avuto?

—Ma niente… ma inezie.

La Orfei sorrise maliziosamente.—Capisco…

—Che cosa capisci?—saltò su la Valdengo, imporporandosi in viso.

—Eh, patèmi d'animo—disse l'altra. E soggiunse carezzevole:—Via, con me non dovresti avere segreti?…. Ne ho mai avuti io per te?

In realtà non ne aveva avuti mai nè per lei, nè per nessuno; non aveva mai nè voluto, nè saputo nascondere le sue avventure galanti. Già suo marito chiudeva gli occhi e le orecchie. Ciò non toglie che la Giulia Orfei, se quello che le si era riferito era vero, giudicasse alquanto imprudente la condotta della sua amica. E non glielo dissimulò. In autunno nella sua villeggiatura di Colle Berico, l'era giunta notizia della simpatia della Teresa pel sottotenentino di vascello, Reana, il figliuolo della Maria Scotti ch'era stata con loro in collegio… Niente di male. Anzi era sempre parso assai strano che una donnina bella come la Valdengo dovess'essere inaccessibile alle debolezze umane, e la sua austerità le aveva fatto più torto che no nella buona società… Ma forse ci voleva un po' più di politica…

La Teresa la lasciava dire, sorridendo d'un suo sorriso triste ed ironico.—Eh, cara mia—soggiunse la contessa Giulia—tu puoi sorridere fin che ti piace, ma in queste cose devi prender lezione da me. Una donna che non ha marito è tenuta ad aver maggiori riguardi di una donna che lo ha… Non ci vuol molto ad intenderlo… Se c'è il marito, è lui la bandiera che copre il contrabbando… Contento lui, contenti tutti… Se non c'è lui, tutti fanno i dottori… E, vedi, uno dei grandi benefizi del marito è questo. Fin che c'è lui non si può mutar di punto in bianco le proprie abitudini… seppellirsi vive, chiuder la porta alle amiche, ecc., ecc… Fossimo pure innamorate come Didone…