—Appunto anche lei era vedova—interruppe la Teresa.

—Per sua disgrazia—ribattè la Giulia Orfei.—Se viveva il marito, non avrebbe fatto la bestialità di gettarsi sul rogo dopo la partenza di Enea… Insomma, se c'è il marito, per quanto spleen si abbia addosso, si fa uno sforzo in riguardo a quel pover'uomo, che ha il diritto di non avere un mortorio in casa… E allora, poichè ogni cosa seguita ad andar co' suoi piedi, la gente smette presto di malignare.

—Tu parli su per giù come mio zio—osservò la Valdengo.

—Il barone Venosti Flavi? Tanto meglio. Ho piacere d'esser d'accordo col tuo più stretto congiunto, un uomo che t'è sinceramente devoto e a cui sta a cuore la tua riputazione.

—Figuriamoci!—esclamò in tono ironico la Teresa.—Non gli era, anni fa, saltato il grillo di sposarmi?

—Mi ricordo. E non sarebbe poi successo un cataclisma se tu avessi accettato.

—Secondo te avrei fatto bene ad accettare?

—Ma sì…. Tu dovevi rimaritarti. Del resto non dico che il prescelto avesse a esser lui…. Dico che ti occorreva un marito…. E non mi son mai potuta capacitare perchè tu abbia fatto languire inutilmente quel povero conte Vergalli.

—Ma, Giulia, non discorrere con leggerezza. Io non ho fatto languire il conte Mario Vergalli. Gli ho detto sempre che non avevo intenzione di passare a seconde nozze…. Egli mi rispettava troppo da chiedermi d'esser la sua amante. Si contentò di quello che gli offrivo… un'amicizia schietta, profonda, un'affezione fraterna…. O che non vi possa essere tra uomo e donna una di queste affezioni?

La Orfei si strinse nelle spalle.—Sarà… È una stranezza, ma sarà…. E nel caso vostro il mondo ci credeva. Sono due originali, si diceva, superiori alle passioni umane…. Sta a vedere quel che si dirà adesso….