—Grazie—mormorò la Teresa. Ma era stanca di questi discorsi, e propose alla Giulia di tornare a casa traversando la Piazza e voltando poi dalla parte della Canonica.
Neanche in piazza la Valdengo era più stata dopo quel giorno con di Reana. Si ricordava la basilica fiammeggiante nel tramonto; ora il tempio era avvolto da una luce discreta; il sole batteva invece sulle Procuratie vecchie, facendone spiccare il fine trapunto marmoreo, lambiva la facciata bianca, ahi troppo bianca, di quel lato della piazza che gli architetti del primo Regno d'Italia rifabbricarono, male imitando le linee della vicina fabbrica di Vincenzo Scamozzi. Il campanile gettava attraverso la piazza come una gran fascia d'ombra.
Le porte della chiesa erano spalancate.—Entriamo un momento—disse la
Orfei.
—Perchè no?
In chiesa la Valdengo andava di rado e la sua intimità con Mario Vergalli ch'era in voce di libero pensatore l'aveva allontanata ancor più dalle pratiche esteriori del culto; tuttavia San Marco non poteva non esercitare un fascino sulla sua anima meditativa e poetica, e le accadeva talora di entrarvi con religioso raccoglimento, di soffermarsi qualche minuto davanti a un altare, non biascicando orazioni imparate a memoria, ma sollevando lo spirito in alto, compresa del mistero dell'infinito.
—C'è una messa alla cappella del Sacramento—disse piano la Orfei. E precedendo l'amica s'inginocchiò in prima fila. La Teresa rimase indietro. Due popolane si ristrinsero per farle posto su una delle ultime panche; una signora di mezza età, che aveva l'aria di un pinzochera, disturbata da quel movimento, le lanciò uno sguardo ostile; una vecchia dall'aspetto ignobile si chinò per susurrare qualche parola all'orecchio della vicina. Quelle donne allineate richiamarono alla mente della Valdengo un bel quadro di Cesare Laurenti, ammirato all'Esposizione artistica del 1887, Frons animi interpres, ed ella tremò all'idea che si potesse leggerle in fronte ciò che le passava nell'anima. Sedeva col viso nascosto fra le mani, le piccole mani di cui un raggio di sole, scendente dal finestrone circolare che illumina la crociera, faceva risaltar la purezza e il candore. Di quando in quando ella udiva come in un sogno la cadenza dei versetti latini recitati dal prete con voce nasale, udiva il borbottio monotono della pinzochera, e il fruscio dei foglietti voltati dei libri di divozione. Intanto a lei saliva dal cuore un'altra preghiera: «O Signore che tutti invocano, che tutti cercano per vie diverse, vi vedrò io dunque fra poco? Vi vedrò corrucciato o benigno? E comparendovi innanzi così, avrò io veramente infranto i vostri decreti, mi sarò meritata i vostri castighi? O Signore, Signore, se a Voi nulla sfugge, se d'ogni creatura umana Voi conoscete gli atti e i pensieri, sarò io per Voi una tal peccatrice che non mi possa arridere la vostra clemenza? Io non mi son prosternata spesso, lo so, ai piedi dei vostri altari, ma ho sempre procurato di seguire la vostra legge d'amore e di carità; ho sempre procurato di fare il bene, di accostarmi agl'infelici ed agli umili; ho compatito agli errori, ho perdonato alle offese; deh, perdonatemi Voi!… Se ho errato credendomi superiore alla fragilità del mio sesso ne fui crudelmente punita. Sono caduta, ho perduto il diritto alla stima di me stessa e all'altrui. Ma avrei sopportato coraggiosamente l'umiliazione; ciò che mi spinge al passo estremo Voi non lo ignorate, o Signore. Io non mi sento la forza di gettare nel mondo un innocente che mi chiamerebbe responsabile de' suoi dolori…. La vita è triste per tutti, o Signore; che sarà per quelli che portano seco una debolezza di più?… Perdonatemi, Signore, perdonatemi».
Uno stropiccio di piedi, un concerto di gole raschiate e di nasi soffiati con forza avvertì la Teresa che la messa era terminata. Le sue vicine uscirono dall'altra parte della panca. Ritta presso a lei, la Giulia Orfei le toccò leggermente la spalla.—Non vieni?
La Valdengo si scosse.—Hai fretta?
—Che vuoi restare?
—No vengo…. or ora.