—Ho preso qui due tazze di brodo…. Mezz'ora fa il vostro servitore mi ha portato spontaneamente un caffè…. Anzi gli son grato….

Il barone Venosti Flavi, poichè il signore in soprabito non era altri che lui, depose il cappello e i guanti e si avvicinò alla stufa.

—Diamine, è fredda.

—Non ci avevo badato.

—Farò rifonder della legna.

—Non vi disturbate…. Io non soffro il freddo.

—Caro Vergalli—riprese il barone—dal momento che avete l'intenzione di rimanere, non potete star in una Siberia.

Suonò il campanello e ordinò di riaccendere il fuoco.

Quando il servo se ne fu andato, Venosti tirò fuori un dispaccio e lo gettò in un ampio vassoio d'argento ove c'erano altri telegrammi e biglietti.

—Anche la zia di Torino ha telegrafato…. Quella naturalmente non viene…. per la distanza… per l'età…. Avremo invece la gioia delle due cugine a cui avete desiderato che si desse l'annunzio…. Sta a vedere che son loro le eredi…. Dite la verità, voi conoscete su per giù il testamento?…