—E tu?
—No… Lo sai che non amo i liquori.
—Almeno posa la bocca sul mio bicchierino.
Per compiacerlo ella accostò il bicchierino alle labbra e glielo restituì subito.
—Lo hai appena lambito—egli susurrò vuotandolo d'un tratto. E soggiunse:—Come sei fredda! Come sei indifferente!
Ella lo guardò attonita.
L'ufficiale proseguì: Mancano pochi minuti a una separazione che potrebb'essere eterna, e tu sei lì calma, composta… I tuoi occhi sono asciutti, la tua mano è sicura, la tua voce non trema… Oh, se ti pesasse di perdermi!…
—Che dovrei fare, mio Dio?—ella esclamò, punta dall'ingiustizia del rimprovero, ferita dall'egoismo che si rivelava in quest'ultima frase… Dunque egli non capiva che chi aveva sacrificato di più era lei, ch'era lei che avrebbe sofferto di più?… E pretendeva ch'ella ostentasse rumorosamente il proprio dolore, che desse questo nuovo pascolo alla sua vanità!
Tuttavia ella non manifestò alcun risentimento, e ripetè con dolcezza:—Che dovrei fare? Dovrei turbarti con lo spettacolo della mia disperazione?
Diceva così, pur sapendo che lo spettacolo della sua disperazione l'avrebbe lusingato assai più che turbato; diceva così per un bisogno irresistibile di esprimer sempre il pensiero più indulgente con la forma più mite.