Il medico le fece aspirare una boccetta di sali, la indusse a bevere alcune goccie d'un tonico.
—Non è niente—disse la Teresa passandosi la mano sulla fronte e levandosi in piedi. Le gambe le tremavano; pur si reggeva da sè. E soggiunse:—Sono disturbi inerenti al mio stato, non è vero?
Egli accennò di sì.
A lei errava un sorriso enigmatico sulle labbra esangui.
L'altro capiva che non erano soltanto disturbi fisici; che, a ogni modo, i disturbi fisici erano inaspriti da una grande angoscia morale. Capiva che la dichiarazione strappatagli da quella povera donna aveva esercitato sopra di lei un'influenza sinistra, sentiva inevitabile un dramma di cui forse egli non avrebbe conosciuto mai i particolari, ma di cui credeva di poter indovinare a un dipresso i personaggi e la tela: due coniugi separati di fatto; un marito pronto a valersi di ogni arma contro la compagna infedele; una moglie impreparata all'onta che le pendeva sul capo; un amante atterrito dalla nuova responsabilità che lo minacciava e impaziente di scuotere un giogo che diveniva troppo pesante; dei figli forse, dei figli legittimi che non avrebbero mai perdonato il fallo materno… Povera, povera donna!… Del resto, che colpa ne aveva lui, il medico? Un suo responso diverso avrebbe mutato la condizione delle cose? Avrebbe impedito alla verità di venire in luce? E, infine, non aveva quella signora voluto saper tutto a ogni costo?
—Ha la carrozza?—egli chiese con sollecitudine.
—Sì, grazie.
—Perchè… posso farla accompagnare—soggiunse il dottore mentre suonava il campanello.
—Oh no, no—disse pronta la Teresa, agganciandosi un guanto. Abbassò la veletta e s'accommiatò con un inchino.
Tenendo sollevata la portiera, il dottor Boni fece un cenno al domestico. Questi mostrò d'avere inteso e precedette la signora lungo il corridoio e fin giù per le scale.